Recensione a cura della Baronessa Elisa Silvatici, critico convegnista

Due anime che vivono nel silenzio, due anime che ascoltano il silenzio. Questa non è una storia, questo è silenzio, solo ed eterno silenzio”. La natura è sempre presente nella vita dei due protagonisti, in un particolare momento esistenziario. Sempre si accompagna, ispiratrice di animo che permette loro di rasserenarsi. Un profondo legame, un’evocazione con la liturgia georgica di D’Annunzio, con un significato panteistico di forza vitale. La musica, spirito guida dell’universo, in simbiosi con la natura, crea un porto a sé stante, i cui personaggi si rifugiano nella natura per avere l’imput di vivere. Una penna con la piuma azzurra, dono di una persona amica, forse l’unica amica che la protagonista abbia mai avuto. Quella piuma sarà per lei conforto e imput per scrivere. Schlomo e Jamie, pur non avendo molto in comune, hanno la consapevolezza di essere accomunati da quel silenzio che risuona, pur non avendo voce, nelle più recondite armonie dell’anima. La loro è una storia di anime che vivono nel silenzio. Un libro coinvolgente, nella sua doppia carismatica stesura. La scrittrice, oltre ad una profonda cultura, evidenzia anche abilità e amore per il bello scrivere e sa giostrare, con grande pertinenza, giochi di poesia che, come le pagine del libro, ripetendosi, rafforzano il messaggio della narrazione. La vita dei protagonisti sembra essere a specchio; una voce in sottofondo, una voce dell’anima sembra sussurrare in secondo piano creando un’opera simile ad una pièce teatrale. Due anime che, a loro insaputa, sembrano unite dal destino, quel destino burattinaio crudele che assegna ad ognuno di noi una parte sul palcoscenico della vita, una parte spesso a noi congeniale ma, come dice Chechov, “nella vita non sono concesse le prove”. Nel racconto, la parola, il linguaggio, crea delle immagini; il silenzio, quando termina, sembra creare illusioni, quelle illusioni di foscoliana memoria. La natura, sempre presente come il verde del suo prato, è certamente indicativo di speranza. Una vita senza speranza non avrebbe significato raccontarla. La protagonista, spesso, si rifugia nei sogni, quei sogni che, per il Pascoli, sono la parvenza del divino. Entrambi hanno, nel loro inconscio, il ricordo di un passato tragico che si interseca come un ordito nella loro vita. Jamie è rimasta segnata da una violenza subita all’età di otto anni, una violenza che rivede spesso nei suoi incubi e che non le permette di affrontare l’amore vero nella realtà più semplice. La mancanza di una madre affettuosa, non comprensiva, arida e fredda, che non possa curare le ferite; una madre presente e assente, nel ricordo di un inferno vissuto e che si trasforma in Paradiso, quando rievoca la figura in camice bianco che le sussurra: “andrà tutto bene”. Una trama che inciderà nella sua vita, lasciando profonda traccia fisica e morale. Il protagonista maschile, Schlomo, rievoca il ricordo di un padre angelo perso tragicamente, un medico stimato da tutti. Lui stesso vuole diventare medico, però il suo dolore è attutito dal violino, che suona con perizia la musica della natura. La scrittrice sa tessere con acuto studio psicologico le persone e anche i loro sentimenti. Nelle pagine, si ripetono frasi e situazioni a specchio che, sebbene ignorate dai protagonisti, danno forza ed enfatizzano la narrazione. La protagonista si rifugia nel silenzio, che per lei è la valenza di parole non dette e che si inserisce in un’altra realtà, una realtà fatta di pace, in cui la natura è sempre presente. In lei poi si risveglia l’inconscio, quella parte che sfugge alla coscienza e che sembra sopraffare quella sua forza istintiva che vorrebbe farla reagire, mentre il passato si muove nella sua mente. Un libro che fa riflettere sulla profonda cultura, creando un fil rouge con la psicanalisi, con Freud e Jacques Lacan, psicanalista francese che condusse sottili analisi sull’inconscio, in cui riconobbe una struttura di tipo linguistico formalizzabile scientificamente. Schlomo vuole seguire la via del padre, medico, e con il suo inseparabile violino, si reca in Africa, facendo parte di Medici senza frontiere. L’Africa rappresenta così, alla fine del romanzo, un mondo di profonda umanità che sogna di camminare “a piedi scalzi sulla sabbia bollente”.

(N.D. Baronessa Elisa Silvatici, Accademico dei Cavalieri di S. Stefano P&M, critico convegnista)

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