Attese e bellezze

Non esistono convenzioni a quello che vorresti essere, non esistono modi per dirti che tu sei perfettamente chi vorrei incontrare. Non esisto. Non esisto quando mi vieni in mente; non esiste niente di me quando ci sei. Non esiste nemmeno questo strano desiderio di venirti incontro, e abbracciarti, e dirti che sì… tutto è perfetto quando siamo insieme. Non esiste perché non siamo perfetti, e non lo siamo nemmeno quando ci rendiamo conto che tutto ciò che avremmo voluto era proprio lì.. dinnanzi ai nostri occhi. E noi.. magicamente testardi, abbiamo creduto nei miracoli, in quelli che benedicono chi ci è accanto mentre ci tiene la mano.

La vita è un campo di grano, non sai mai.. no, proprio non sai quando sarà il momento di raccoglierlo. Il Sole mi benedice in ogni mio giorno, in ogni mia raccolta, ma mai sembra essere il momento giusto. Attendo.. vivo in quell’attesa che esiste solo nella mia testa. L’attesa… cos’è mai l’attesa se non un dolce risveglio dopo il sogno di essere te stessa? La mia attesa l’ho ritrovata quando, un mattino d’estate, ho aperto gli occhi e, fuori dalla mia finestra, c’era un campo di grano. Non ho avuto il coraggio di raccoglierlo, quel giorno. Penso che non l’avrò mai. Ma l’ho osservato con tutta la forza che avevo in corpo; gli sguardi a volte sono meglio dei gesti. L’ho osservato e sono diventata chi avevo sempre sognato di essere; la potenza degli occhi diviene magia quando i piedi non hanno il coraggio di sollevarsi da terra. Avrei voluto volare; giuro, avrei voluto con tutta me stessa, ma non sentivo dentro la necessità di farlo davvero. Mi ero svegliata per guardare, quella mattina. Solo guardare. Solo osservare. Osservare da lontano. Il Sole che sorge, il grano che cresce, i fiori sorridevano. Sorridono sempre quando li guardo. Sorridono persino quelle infinite albe che vorrei conoscere ogni singolo giorno, quando il tramonto è nel cuore e non ha la forza di svanire. Ma non c’è stato modo; non ho avuto modo nemmeno di uscire di casa e scoprire il mondo, ancora. Io lo osservavo, io l’ho sempre osservato. Per me la vita è attesa, non è mai stata altro. Attesa di sorrisi, di sguardi, di abbracci, attesa di persone che non hanno la forza nemmeno di osservare. Giuro che a me basterebbe che qualcuno mi osservasse, da lontano, un mattino d’estate, al risveglio dopo un lungo sogno. A me basta uno sguardo. Mi basta persino sapere che esisto per qualcuno; che essere me stessa ne è valso la pena. Giuro che mi basta.

Ma … non so. Non ho mai saputo come risolvere ciò che non sono riuscita ad avere. Non ho mai saputo nemmeno perché ho la forza di guardare ma non trovo il coraggio di agire. Ma la vita… la vita è un campo di grano. Come puoi raccoglierlo e cancellare tutta la bellezza? Io la bellezza del mondo preferisco guardarla, preferisco consumarla con tutti quegli occhi che ho costruito su me stessa. La bellezza va solo osservata, altrimenti si consuma. E consumare la bellezza sarebbe il peccato peggiore mai fatto.

Ecco… io vorrei essere bellezza.

Attesa e bellezza.

La mia vita è fatta di attesa e bellezza.

Siamo tutti attesa e bellezza, lo siamo persino quando tentiamo di scendere in quel campo di grano e raccoglierne un po’. A volte ci scottiamo dal Sole troppo forte; allora torniamo indietro e giuriamo a noi stessi di non farlo mai più.

Io sono così.

Io ho paura di scottarmi ogni volta che incontro il Sole, ho paura di essere la prossima persona che morirà al solo pensiero di raccogliere un grano che è nei miei pensieri. Allora resto in disparte, dietro un angolo, e osservo. Osservo la bellezza del mondo, la bellezza nelle persone. Ma ho paura di infrangerla, questa bellezza che salva il mondo. Ho paura di infrangermi. Mi rifugio dunque in un’infinita attesa: l’attesa di ciò che potrebbe divenire, l’attesa di una Luna che non scotti pensieri, l’attesa di sogni. Perché, davvero, ci sono momenti in cui ho la forza di scendere in quel campo di grano e correre, correre, correre fino a perdere l’anima. Accade quando la sera chiudo gli occhi e il buio prende il sopravvento per poi divenire luce, e ancora bellezza. Io la bellezza la tocco nei sogni, la mangio, la assaporo, respiro il vento, sorrido ai fiori, mi tuffo nel Sole. E’ sembra bella la vita, sembra bella persino quando so che sto per svegliarmi, e intanto il vento mi scuote capelli ed io mi sento libera, ma libera davvero. Mi sento di essere sempre me stessa, e non ho bisogno di attendere, perché le attese che avevo rincorso sono ora presenze.

Accade questo nei miei sogni.

Finché…

Finché l’alba di un nuovo giorno dà il benvenuto a una me diversa. E’ la realtà. E la mia realtà è fatta sempre alla stessa maniera: di attese e bellezze.

Invece io vorrei una realtà fatta di sogni; vorrei diventare un sogno. Io quel Sole vorrei toccarlo davvero, come nei sogni. Vorrei scendere in quel campo di grano e raccoglierne uno con la persona che mi è accanto. Vorrei che lui mi prendesse per mano, e assieme volassimo con il vento che muove pensieri, con la luce che illumina anime. Vorrei.

Ma la mia realtà è fatta sempre alla stessa maniera: di attese e bellezze.

Così oggi sono ancora qui: affacciata a una finestra che non vedo mai nei sogni. Al di là, un campo di grano mi osserva e mi attende.

La sua vita è fatta sempre alla stessa maniera: di attese e bellezze.


Stefania Meneghella

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