Dove nasce l’arcobaleno?

“Dove nasce l’arcobaleno”

di Andrea Caschetto


Ho trascorso tutti  i giorni, tutte le notti, ogni momento, ad alzare gli occhi al cielo. In ogni istante, scorgevo la luce. Nel cielo azzurro, nelle stelle portatrici di speranze, nella Luna che profuma di eternità, nella Terra che diventa mondo, nella gente che diventa umanità. Lo vedo ovunque, il cielo. In ogni luogo io sia diretta.

Lo vedo ovunque. Anche negli occhi di chi amo, anche negli occhi di chi vorrei amare.

Lo vedo ovunque.

Il cielo è quella fetta di eternità che ci è permesso guardare in vita e che ritroveremo quando voleremo lassù e ci trasformeremo nella stella che abbiamo sempre osservato quando dicevamo a noi stessi: “non ce la farò mai”.

Ho sempre amato il cielo, e le sfumature che esso contiene. E’ luce, è vita, è azzurro. E’ lì, e questo mi basta davvero.

Questo mi bastava davvero prima che io aprissi un libro con la consapevolezza di trovarci una storia e lo chiudessi con la speranza di viverla, quella stessa storia.

Questo mi bastava prima che quelle pagine mi entrassero nell’anima e si trasformassero nello stesso cielo che io guardavo da piccola, quando ad occhi chiusi sognavo di diventare me stessa.

“Dove nasce l’arcobaleno?”, me lo chiedevo sempre anche io. Mi hanno sempre affascinato gli arcobaleni, mi hanno sempre affascinato i colori.

Giallo, verde, arancione, rosso, blu.

Colori che si mescolavano con l’azzurro del cielo, lo stesso azzurro dei miei occhi e del mare in cui potermi tuffare per ritrovare la libertà. Dunque, ho ricordato quei momenti in cui da piccola alzavo lo sguardo al cielo e lo vedevo: l’arcobaleno. Io lo guardavo e sorridevo; sorridevo perché sapevo che quei colori esistevano davvero, ovunque io andassi. Li scorgevo nella mia famiglia, a scuola, negli occhi degli amici e nei miei sorrisi. Io ridevo da piccola, sempre. Ridevo e coloravo la mia vita di sogni, desideri, progetti, mentre chiudevo gli occhi solo per ritrovare quella parte di me che ancora mancava.

Questa mattina, dunque, con un libro tra le mani, ho ancora una volta alzato lo sguardo al cielo. Ciò che ho visto è stato un arcobaleno diverso, fatto di colori che vanno per poi ritornare. E poi ho visto degli occhi, occhi di bambini, occhi che ridevano. Come facevo io da piccola.

Ridevano e li cercavano, quei colori che spesso fuggivano via. Li cercavano anche quando le nuvole li cacciavano, li cercavano. Nonostante tutto, erano lì, sempre. Giocavano, danzavano e, con delle facce buffe, guardavano una persona.

La stessa persona che avevo incontrato in quelle pagine lette poco prima, la stessa. Un ragazzo.

Al volto, facce buffe. Tra le mani, mille giochi. Nel cuore, un solo obiettivo.

E piccole lucciole che gli ruotavano attorno, alla ricerca dei colori, alla ricerca di risposte, alla ricerca di attimi e di ricordi. Alla ricerca di sé stessi.

Il mondo era bello in quel cielo che osservavo, il mondo era colore, il mondo era silenzio. Era silenzio e ognuno aveva qualcosa da dire. E c’era giustizia, e c’era verità, e c’era tutto. C’era davvero tutto.

C’era tutto quando quel ragazzo bussava alle porte di altre vite, camminando in punta di piedi, portando luce nel buio. C’era tutto quando quel ragazzo  si trasformava in piuma e, lentamente, accarezzava le anime di chi credeva che un’anima, non l’aveva mai avuta. E invece in quel cielo così azzurro, le anime erano tante. Ed erano tanti i sogni, ed erano tanti i desideri di fuggire via. Ma soprattutto, erano tanti i bambini, gioielli di un’umanità perduta; erano tanti i loro modi di sorridere e piangere. Erano tanti anche i motivi per soffrire, ed erano tante le anime disperse tra la folla. C’era chi non li capiva, chi non li apprezzava, c’era chi non li aveva mai conosciuti, e c’era chi voltava le spalle fuggendo in altre realtà.

Ma.. loro erano solo bambini, ed erano tanti.

E quel ragazzo era uno, ma valeva per mille. Valeva quanto i sorrisi che avevano sempre sognato di ricevere, o quanto il modo speciale di prenderli per mano e condurli in una vita di speranza.

Così, questa mattina, mi sono posta nuovamente quella domanda che da bambina sussurravo a me stessa: “Dove nasce l’arcobaleno?”.

Ho guardato di nuovo il cielo e l’ho trovato sulla Terra. Come quando ero bambina. Sulla strada, i colori erano tanti: ognuno per ogni bambino.

L’arcobaleno nasce nei loro occhi.

cover


Stefania Meneghella

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