Recensione a cura del celebre scrittore Stefano Massaron

Io trovo i libri per voi, è una delle mission dichiarate di questo sito web. Questa volta, però — al contrario di quanto capitato con Ombre dal passato di Barbara Ghinelli, per esempio — non l’ho trovato scartabellando le pagine e pagine del Kindle Store di Amazon, ma mi è “capitato” tra le mani per una serie di coincidenze che, a questo punto, non posso che definire assai fortunate.

Il libro

Silenzi Messaggeri è un romanzo d’amore.

Aspettate, per favore, a storcere il naso: l’opera di Meneghella non ha nulla a che fare con i pruriti — sempre immancabilmente grattati, of course — che animano la pseudo-letteratura che impazza sugli e-reader della penisola ormai da troppo tempo a questa parte.

No: Silenzi Messaggeri (a parte la scelta del titolo, che personalmente non mi piace) è un libro che parla di amore vero, etereo, vissuto sulle vibrazioni di due voci, quelle dei giovani protagonisti, che si intersecano e si sovrappongono quasi senza soluzione di continuità.

Per ottenere ciò — un’assoluta e avvolgente simbiotica unione, che vive nella separazione forzata (un po’ alla LadyHawke, per chi ricorda il bellissimo film di Richard Donner con Rutger Hauer e Michelle Pfeiffer, ma senza il misticismo da favola di quel capolavoro) — Stefania Meneghella decide di affidare l’intero corpus dei sentimenti a due artisti, per di più giovanissimi, quasi a richiamare i tempi in cui gli Schubert ricamavano capolavori immortali in ventotto anni di vita o i Mozart in trentaquattro.

Schlomo (che vi sia un riferimento voluto a Mintz?) è un violinista e, come ogni violinista, suona. Ma il suo è un suonare senza pubblico, solitario, recluso (dentro se stesso). Quello che, almeno apparentemente, all’inizio Schlomo non sa è che le sue note, viaggiando nell’etere, vengono percepite dall’orecchio di Jamie — non in senso fisico, ma in senso metafisico — la quale, incapace di fare altro, chiusa com’è nell’estatica gabbia di un amore di cui ancora non si rende conto, le traduce secondo la propria sensibilità e le trasla in parole che prendono forma su fogli sparsi, e i fogli sparsi vanno a comporre un diario.

Schlomo e Jamie non conoscono l’esistenza l’uno dell’altra, ma in realtà ne sono consapevoli, a un livello forse al di sotto della soglia percettiva comune, e questa — felice — intuizione li spinge a continuare a suonare, lui, e a scrivere, lei.

Come si può evincere dall’inadeguata descrizione appena fornita, Silenzi Messaggeri è un libro che ruota intorno alla sinestesia — Jamie, secondo le parole dell’autrice, respira le note di Schlomo, e poi le esala su carta.

I due si incontreranno? Questa è una domanda di cui io, che ho letto il libro, conosco la risposta, ma a cui non ho intenzione di rispondere: non tanto per non rovinarvi con uno spoiler una conclusione che è naturale come acqua di fonte, ma perché, fondamentalmente, il loro incontro (o mancato incontro) non riveste molta importanza ai fini del puro piacere di lettura. Il viaggio all’interno delle due anime divise — ma inestricabilmente legate — di Jamie e Schlomo vale, da solo, il prezzo del biglietto.

Conclusioni

Silenzi Messaggeri è un gran bel romanzo, come difficilmente se ne trovano (almeno tra i giovanissimi autori italiani).

Non farò in questa sede alcun commento sulla casa editrice Albatros, che l’ha pubblicato: informatevi in rete — e statene alla larga. Il destino vuole, però, che a volte anche i peggiori — per puro caso, o per puro culo, come per Stefania Meneghella — incappino senza volerlo (e non ho dubbi che sia loro piovuto dal cielo) in piccole gemme come Silenzi Messaggeri.

Unica nota negativa è il prezzo: se per il libro cartaceo 10 euro e 97 sono una cifra più che accettabile (anzi direi molto onesta), i 9 euro e 49 della versione Kindle gridano vendetta al Signore (quello dell’Antico Testamento): semplicemente, non hanno alcuna giustificazione.

Detto (doverosamente) questo, rimango della mia idea: Silenzi Messaggeri è una ventata d’aria fresca, un romanzo scritto con grande talento che — fatte le debite proporzioni, ci mancherebbe, con quello che è un capolavoro della letteratura europea — a volte  mi ha richiamato alla mente niente meno che il meraviglioso Le voci del mondo di Robert Schneider: e chi ha avuto la fortuna di leggerlo (Schneider, intendo) a questo punto può immaginarsi quanto mi sia piaciuto Silenzi Messaggeri.

Progetti futuri (miei, non suoi)

Intervistarla per questo sito.

Non si può avere così tanto talento a ventidue anni.

È immorale.


Stefano Massaron

(CLICCARE QUI PER LEGGERE LA FONTE)

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