C’è un tempo per ogni persona che incontriamo

Gli alberi coprono il cielo, invece di coprire i pensieri. E il vento… il vento caccia gli attimi importanti per dare spazio a quelli urgenti.

Conto i passi che mi conducano a quel momento, e spesso non riesco a guardarli, i miei piedi. Troppo breve lo sguardo che ho su di essi, troppo breve l’intensità del mio cuore. Troppo breve persino il tempo, racchiuso in una conchiglia, in attesa di essere lasciato un po’ vivere.

Il mio tempo lo conobbi tempo fa, quando scoprii che anche io potevo essere felice. Era un tempo diverso dagli altri, un tempo in cui ero me stessa e anche un tempo in cui non lo ero. Ma era solo mio, e di nessun altro.

Ecco.. penso che ognuno debba conoscere il proprio tempo, e capirlo, e apprezzarlo.

C’è un tempo per ogni cosa che esiste, e anche per ogni cosa che non esiste.

C’è un tempo per ogni persona che incontriamo nella strada, e anche per ogni persona che perdiamo.

C’è un tempo per ogni persona che perdiamo.

Ed ogni persona che perdiamo è come una foglia che cade dal nostro albero, diventato ormai secco. E’ come un vento che spazza via tutto il mondo che ci eravamo creati attorno, tutte le parole che lo avevano composto, tutti gli sguardi che l’avevano reso invincibile.

Penso che sia questa la ragione per cui continuiamo a perdere persone. Per questo nostro infinita esigenza, spesso immorale, di avere ancora alberi secchi da guardare. Come se fosse un museo da visitare, come se fosse una storia da raccontare quando avremo perso tutti i motivi per essere noi stessi.

Quando avremo perso tutto.

La verità è che proviamo una leggera ansia quando la felicità bussa alla nostra porta e ci sussurra lentamente: “Eccomi qui, sono arrivata per te!”. Allora costruiamo alberi, mura, tunnel, strade senza ritorno, solo per poter dire, a chi ce lo chiede: “Non sono nel mio tempo!”.

Ma noi, nel nostro tempo, ci siamo sempre stati. Da quel momento in cui qualcuno ha deciso che anche noi avremmo potuto esistere, da quel momento in cui qualcuno ci ha guardato in una maniera diversa e noi ci siamo detti, ancora una volta: “Non è possibile, nessuno può guardarmi in questo modo!”. Ma quello sguardo era lì, che ci attendeva.

Due occhi che ci guardavano, anziché vederci.

Due occhi che ci scrutavano, anziché parlarci.

E i nostri.. i nostri, di occhi, intendo. I nostri occhi hanno abbassato lo sguardo e hanno sorriso la notte, mentre nessuno li vedeva, mentre la Luna sussurrava loro che sì, anche loro avrebbero potuto essere felici.

Loro non ci hanno creduto, e hanno continuato a guardare in alto, verso quegli alberi che coprivano il cielo. Le foglie hanno ricominciato a cadere, pian piano, una dopo l’altra.

E loro, gli occhi… sono rimasti fissi ad assistere a uno spettacolo che in realtà non avrebbero mai voluto. E nessuno lo sapeva, nemmeno quelle foglie che cadevano, nemmeno quelle persone che crollavano costruendosi un tempo tutto loro. E noi non ne facevamo più parte.

Ormai erano foglie, e volavano libere nel vento.

Abbiamo cercato tante volte di respirare ancora il profumo di quelle anime che volavano nell’aria, come per riaverle un po’ con noi. Ma queste svolazzavano sopra quegli alberi che noi continuavamo a guardare, ed erano nel loro tempo.

Anche noi c’eravamo, nel nostro tempo. Ma era un tempo diverso dal loro.

Quello che accadde a noi e a loro resterà sempre nel mistero ma, quando i due tempi non riescono più a incontrarsi, restano solamente legami morti e mai rinati, anime alla continua ricerca dell’altro, e momenti fatti di sguardi e abbracci che hanno reso un attimo magico, per poi disperderlo nel mondo, come qualcosa di mai esistito.

 

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