Marco Marucci – fotografo

L’immortalità di un sorriso lo si percepisce nell’eternità di uno scatto, nell’essere costantemente presenti in infiniti che sorgono in cicli vitali e in sguardi che donano consapevolezze e sensazioni. 

Siamo legati da fili invisibili che ci riconducono agli stessi battiti, a medesimi respiri che compiamo solo per sentirci vivi, solo per guardarci indietro e riscoprirci per come siamo sempre stati, o per come qualcuno ci ha ritratto. Guardiamo il nostro volto legato ad altri mille volti, e ci rendiamo allora conto che il mondo è casa e che noi, abitanti di una Terra che sentiamo nostra, possiamo renderla nota, la nostra storia colma di occhi che brillano e pelli che tremano, che possiamo farlo solo attraverso una fotografia che, nell’immortalità di un sorriso, ci rende eterni. E il mondo, senza la capacità di divenire eterni, è solo un’enorme scatola vuota, senza speranze, priva di quell’infinito che rincorriamo durante la nostra intera esistenza.

Oggi conosceremo un genio dell’eternità che, con il potere di costruire sorrisi immortali e sguardi infiniti, è legato a tutti noi da un filo invisibile. Il suo nome è Marco Marucci, fotografo nato a Bari e residente a Torino. La sua fotografia ha inizio quando, attraverso l’analisi dell’ambiente che lo circonda e personali riflessioni su argomenti che hanno per lui importanza, compie un vero e proprio viaggio in mondi che ci appartengono per riportarceli migliori, tassellati di quella luce di cui sono composte le sue opere. Ritrae figure e paesaggi, appartenenti a qualsiasi parte del cosmo, portandoci a scoprire la bellezza nelle cose, la bellezza nelle persone.



Tutto assume un senso nell’arte di Marco Marucci:

persino una donna che, immersa nella solitudine, vaga liberamente tra l’erba e il cielo, assorta da pensieri che quasi si percepiscono osservando la foto, persino il sacrificio evidenziato nella donna che lavora in campagna, colta da una profonda stanchezza, illuminata dal Sole, rinfrescata dal vento; assume un senso anche lo sguardo stupito di un uomo ripreso durante il suo lavoro quotidiano, o la bellezza della natura evidenziata nell’esatto momento in cui nuvole attraversano il cielo rendendo l’atmosfera magica. E’ la bellezza dell’Albania Rurale, luogo in cui il fotografo stesso ha conosciuto le sue potenzialità e le ha utilizzate per trasformare il mondo in casa. 



Tutto questo mentre, nel Marocco, una ventina di donne sono le protagoniste di fotografie che le ritraggono mentre martellano le noci, poi ne estraggono il frutto, e procedono poi con lo stesso lavoro; una ventina di donne sono le protagoniste di scatti che le rappresentano colte dall’innocenza dei loro gesti, dall’esatto momento di un sorriso, dalla felicità negli occhi. Sono occhi che parlano i loro, sono occhi che rappresentano le eternità racchiuse in un istante, sono gli occhi di chi ha vissuto davvero, e l’unica dimostrazione della loro assoluta ingenuità ci viene data dall’arte di Marco Marucci. Un’arte che parla, un’arte che unisce, un’arte che conosce anime e le assembla in una sola, in modo da ricostruire un mondo fatto di legami e non di separazioni; un’arte che rende la vita un vero e proprio spettacolo, che avviene quando usciamo dalla nostra stessa esistenza e la osserviamo dall’esterno, come si nota nel servizio fotografico “Il Circo di Nando”, che ha ripreso i momenti più importanti di un circo: gli istanti precedenti il sorriso che tutti ammireranno o il suono che tutti ascolteranno.



Osserviamo così una dolce fanciulla che, frettolosamente, trucca il suo volto, illuminata dalla luce che fa da contrasto al buio situato nelle mura accanto; osserviamo un uomo rilassato mentre suona la sua tromba, il presentatore dello spettacolo che respira nell’attesa dell’evento, e infine osserviamo l’intero loro “bilico”, definita la loro casa, luogo in cui gli artisti del circo trascorrono gran parte del loro tempo. Marucci riprende così ogni sfaccettatura della vita di tutti noi: la quotidianità assemblata con l’esistenza che si fa filosofia, che si fa eternità.


Marco Marucci inizia il suo percorso nella fotografia nel 2005, con la rassegna “TavernArte” presso la Taverna del Maltese di Bari; si susseguono poi riprese fotografiche e documentazioni, fino a giungere a “Il Circo di Nando”, pubblicato su ColoriVivaci Magazine, FlusterMagazine, PRIVATE photo review magazine, The Witness Journal, L’Oeil de la photographie, The Travellist Magazine #3 e su The Mammoth Reflex. Il suo “The women of argano” viene invece pubblicato su PRIVATE photo review magazine e su The Travellist Mag; il suo servizio su “La Murgia e la Basilicata” su ItalianWays.com. Nel 2015, fonda e gestisce l’associazione RiGenerazione Fotografica; partecipa al festival FOTOSOMMER nella città di Erfurt, in Germania; presenta il suo progetto con Oxfam all’Expo di Milano. Nel 2016, comincia la collaborazione con PHOM Fotografia. Marucci ha vinto una serie di premi e riconoscimenti tra cui il secondo premio al concorso fotografico “Eppur si muove” di Bisceglie e il secondo premio al concorso “Noi e il cibo”, I menestrelli del Tram presso l’ATM di Milano. 

Ed è così.. Marco Marucci è un artista che lega.

E’ un artista che tiene unite le anime disperse nella folla, attraverso scatti che hanno sempre il potere di farci scoprire la bellezza racchiusa nel mondo, negli occhi delle persone, nei cuori.

Il mondo è fatto di bellezza; basta osservare le sue foto per capire.


Stefania Meneghella

 

(CLICCARE QUI PER LEGGERE LA FONTE)

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