Andrea De Carlo – “L’imperfetta meraviglia”

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Nasce dal nulla, la meraviglia. Con il suo profumo di rose, con le sue spine, con il suo sogno di trasformarsi in tramonto, con il suo sogno di trasformarsi nell’eternità in cui abbiamo sempre creduto. Nasce dal cielo, e poi si tramuta in anime, pelli, corpi, sguardi, sorrisi; si tramuta in sapori… e in amori. 
Oggi vi parlerò di un romanzo per cui la meraviglia diventa un elemento essenziale per costruire parole scritte come per magia, come per miracolo. Una meraviglia che dà vita ad altre vite, ed emozioni, e sensazioni, per poi svanire improvvisamente, cristallizzandosi in ricordi sempre pronti a sorprendere.

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“L’imperfetta meraviglia” di Andrea De Carlo (Giunti Editore) è dunque una storia che parla al lettore in modo sincero e trasparente, definendo la Creazione in modo implicito, ma rappresentandola in ogni sua sfumatura, prendendola per mano e conducendola nel cuore dei due protagonisti. Milena e Nick sono due mondi distanti, che non si incontreranno mai. Due mondi che non si sarebbero mai incontrati se solo…
…Se solo la meraviglia non avesse tracciato la loro strada su un destino diverso, che nemmeno loro hanno avuto la capacità di comprendere, ma che si scoprirà essere l’unica via di uscita per una vita che è sempre stata dentro di loro.

Una storia di salvezza, quindi. Ma anche una storia di incontri, di sguardi, di contatti che fanno la differenza; contatti che vanno al di là del corpo, ma che attraversano l’anima rendendola quasi piuma: così leggera da volare in cieli apparentemente lontani.
Il tutto costruito su una struttura stilistica originale, e del tutto priva di frastuoni. Si sente quasi un suono, mentre si legge; una musicalità di parole che fa da cornice all’intera trama, e che permette di attirare lo sguardo del lettore e condurlo verso la narrazione. Le emozioni, i sentimenti, i vissuti dei protagonisti hanno luogo in soli tre giorni: un periodo molto ristretto, se visto esternamente; ma un tempo interminabile per chi vive pienamente la storia. Un tempo che dà l’impressione di essere relativo, quasi di non esistere; un tempo che sembra avere la capacità di fermarsi: per brevi istanti, per brevi infiniti istanti. Come la metafora del gelato, il vero protagonista del romanzo. Quel gelato che, come la meraviglia, è imperfetto <<perché non dura>>, ci scivola dalle mani, perché svanisce dal nulla.

Come il Sole, che tramonta ogni giorno. Come il fiore, che perde il suo profumo. Come lo sguardo della persona che amiamo, che non è mai eterno. Come un libro, che attende l’ultima pagina per essere raccontato. 
Sì… perché questo romanzo di De Carlo ci ricorda che tutte le cose belle finiscono per non ritornare più. Occorre dunque, non solo guardarla, quella meraviglia, ma assaggiarla, assaporarla, fino a farla entrare completamente nell’anima, in ciò che siamo sempre stati. 
Come un gelato, che si scioglie se restiamo ad ammirarlo troppo a lungo. Come la bellezza, perfetta nella sua imperfezione, di brevi istanti pur nella sua totale capacità di essere infinita per sempre.

Lascio la parola ad Andrea De Carlo, ringraziandolo per averci ricordato cosa è importante ed essenziale nella vita, e che la meraviglia possiamo scorgerla ovunque. Buona lettura!


D: Da dove nasce l’ispirazione per questo romanzo? 
R: Da una serie di domande e considerazioni sui rapporti d’amore e d’amicizia, e sulla distanza che esiste sempre tra i nostri sogni e la nostra realtà. Poi volevo parlare di due passioni che coltivo da sempre, per la musica rock e per il gelato.

D: Che ruolo ha la meraviglia nella sua vita, e come crede che si possa riconoscerla? 
R: Se non potessi aspettarmi la sorpresa e l’incanto di un incontro, di una sensazione, di una vista, mi intristirei profondamente. Ma so che per cogliere la meraviglia bisogna essere curiosi, attenti, mentalmente ed emotivamente attivi. Se non lo si è, la meraviglia scivola via, inavvertita, e non si ripresenta più.

D: Tra le tematiche della storia, ciò che si evince particolarmente sono le continue scelte che i due protagonisti sono quasi obbligati a fare. Lei crede nel destino, oppure pensa che ciò che capita sia semplicemente dettato dalla razionalità?
R: Alcune persone sono convinte di poter determinare la propria vita in base alle loro scelte razionali, ma è un’illusione. Io credo che ognuno segua un percorso determinato da una miscela di istinto, razionalità, e circostanze apparentemente casuali: potrei chiamarlo destino, appunto.

D: Il decimo capitolo è interamente dedicato alla musica, definita come qualcosa che esisteva ancor prima di noi stessi. Soprattutto, la domanda che Nick si pone spesso è: “Da dove vengono le canzoni?”. Secondo lei, dunque, la musica, la scrittura e qualsiasi altra forma d’arte, come raggiungono la nostra mente e da dove provengono? 
R: Credo ogni manifestazione artistica provenga dal mondo interiore dell’artista, e dal mondo che lo circonda. Ma l’artista è anche un medium, uno strumento attraverso cui passano segnali di origine misteriosa. La differenza tra un vero artista e uno mediocre sta nella capacità di cogliere i segnali, e nella padronanza degli strumenti con cui tradurli.

D: Come definirebbe il legame tra Nick e Milena?
R: Nick e Milena appartengono a mondi lontanissimi, in apparenza destinati a non incontrarsi mai. E invece dal caso nasce un contatto, e la loro curiosità iniziale mescolata a diffidenza si trasforma nella consapevolezza di assomigliarsi molto più di come avrebbero potuto immaginarsi.

D: Interessante è anche la ripartizione dell’intero romanzo in soli tre giorni. Durante la stesura, come ha gestito il racconto di un tempo molto ristretto ma che contiene comunque numerosi avvenimenti ed emozioni? 
R: Volevo creare il massimo della concentrazione di tempi e luoghi, per dare alla storia e ai suoi temi il massimo di densità. Questo mi ha permesso di giocare con simmetrie, sovrapposizioni, equivoci, coincidenze, sorprese come non avrei potuto in un arco più ampio di tempo.

D: Perché ha scelto la figura del gelato per rappresentare la meraviglia e la bellezza? Da dove nasce l’idea? 
R: Mi sembrava un buon esempio di un’esperienza che regala gioia ma per definizione non dura più di qualche minuto, e va apprezzata fin che c’è. Nessuno può permettersi di mettere da parte un cono o un bicchierino di gelato per occuparsene in un altro momento.

D: Qual è la sensazione che spera di trasmettere al lettore? 
R: L’importanza di sorprendersi delle cose belle e inaspettate, e di saper cogliere il loro significato più profondo, cambiare i propri piani, inseguire i proprio sogni.

D: Cosa consiglierebbe agli scrittori emergenti, alle prese con il loro primo romanzo? 
R: L’unico consiglio che so dare è quello di non accontentarsi mai dei primi risultati. Per trovare una propria voce originale di narratori è indispensabile un lungo percorso di ricerca, e questo implica scrivere, scrivere e ancora scrivere, fino a che non si è convinti di non poter fare di meglio.


Ringrazio Andrea De Carlo,
per la sua collaborazione e per il tempo che ci ha donato,
per averci ricordato cosa è importante ed essenziale nella vita,
e che la meraviglia possiamo scorgerla ovunque.

Recensione ed intervista a cura di Stefania Meneghella

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