E’ un ponte che unisce, l’amore

 Nel silenzio di ogni giorno, nel silenzio ricercato in nature sbocciate improvvisamente, nel silenzio di una vita ancora in bilico tra chi si vuole e chi si deve essere, Elizabeth Bennet e Mr.Darcy colgono il fiore dell’amore per la prima volta. Accade quando lei visita la proprietà di lui nel Derbyshire; accade quando un giardino sbocciato nell’eternità delle emozioni ospita sentimenti morti e rinati, come un Sole che tramonta e risorge ogni giorno.

Il mondo è crudele per i due amanti, il mondo è crudele per chi ha il coraggio di credere, per chi ha il coraggio di amare. Il mondo punta dita per condurre verso luoghi imposti per comodità, verso sentimenti che non sarebbero nati se solo.. se solo il mondo non li avesse obbligati a crescere. Il mondo è crudele per loro.

Lo è talmente tanto da far apparire crudele anche l’amore, anche sensazioni tramutate in natura, tramutate in silenzio; l’amore resta l’unico sentimento che esiste solo nel cuore e mai in una società che preferisce apparenze a felicità. Essere felice significa apparire, e i due amanti sarebbero restati vittime di crudeli apparenze se solo.. se solo il coraggio di amare non avesse superato la paura di essere. 

Lui appartiene a una delle famiglie più ricche di Inghilterra.

Lei vive in una cittadina di provincia, membro di una famiglia di modeste condizioni sociali.

Il mondo si aspetta che entrambi non si incontrino, invece…

Un ponte. Quello che separa i due amanti è un ponte. Da una parte, orgoglio; dall’altra, pregiudizio. Quello che separa i due amanti sono orgoglio e pregiudizio. E’ difficile per entrambi attraversare quel ponte; è difficile credere nell’amore. Lo è per tutti, lo è per chi vive in quel mondo crudele che preferisce apparenze a felicità.

Tutto ha inizio negli ultimi anni del Settecento. Una delle sorelle di Elizabeth, Jame, si avvicina ad un ricco gentiluomo di nome Charles Bingley; la loro relazione sentimentale incontra la disapprovazione delle sorelle del giovane Bingley che, pur di liberarsi della ragazza, socialmente inferiore al fratello, chiedono a Mr. Darcy, un amico di famiglia, di intervenire per dividere la coppia di amanti. Il gentiluomo inizia dunque una serie di escamotage e inganni per svolgere questa missione, ma questa risulta avere come conseguenza quello che diventerà poi il migliore degli imprevisti.

La scintilla del conflitto tra orgoglio e pregiudizio è la festa da ballo organizzata dalla famiglia Bennet, in onore del nuovo vicino Bingley. Egli esorta Darcy ad invitare a ballare Elizabeth.

<<Non è abbastanza bella per me>>, commenta lui

<<Non nutro sentimenti benevoli nei suoi riguardi>>, commenta lei.

E’ l’inizio di una lotta, una lotta tra chi si deve amare e chi si deve essere. L’orgoglio di uno e il pregiudizio dell’altra porteranno alla crescita di un conflitto che sfocerà poi nello scoprirsi simili e nell’accettarsi amanti. Avranno luogo incontri all’insegna dell’inaspettato, della contingenza, che precipiteranno poi nella prima richiesta di matrimonio di Darcy. L’orgoglio e il pregiudizio vengono dunque invertiti tra i due innamorati: Elizabeth orgogliosamente rifiuterà, Darcy la offenderà per il danno che avrebbe arrecato sposando una donna del suo rango. Si dà così inizio alla sofferenza, ai malintesi, a una lotta contro il ritorno del rimorso nei due personaggi: Darcy diviene un fantasma per Elizabeth, e il mondo resta ancora crudele, resta ancora quel posto in cui i sentimenti non vengono mai rivelati. Con il desiderio di riscattarsi per la proposta di Darcy, formulata per lei in modo umiliante, Elizabeth diviene vittima di un amore che non è amore, divenendo dipendente del signor Collins. La ragazza decide di partire e di lasciarsi la storia con l’uomo alle spalle; questa sarà una decisione non ben vista da Mr. Darcy che, invece, ancora innamorato di un amore colto improvvisamente, raggiunge l’amata e, per dimostrare di essere cambiato, appoggia e sostiene economicamente una relazione tra un’altra sorella di Elizabeth e un giovane ufficiale.

E’ un amore che non appare amore, quello tra Elizabeth e Darcy. Ma è un amore che è amore. E’ la dimostrazione che l’apparenza e l’essere sono separati tra di loro da un ponte. Da una parte, orgoglio; dall’altra pregiudizio.

Perché, nel silenzio di ogni giorno, nel silenzio ricercato in nature sbocciate improvvisamente, nel silenzio di una vita ancora in bilico tra chi si vuole e chi si deve essere, Elizabeth Bennet e Mr.Darcy colgono il fiore dell’amore per la prima volta. Accade quando lei visita la proprietà di lui nel Derbyshire; accade quando un giardino sbocciato nell’eternità delle emozioni ospita sentimenti morti e rinati, come un Sole che tramonta e risorge ogni giorno. Quel giorno, entrambi erano separati da un ponte, un ponte vuoto: da una parte, orgoglio; dall’altra, pregiudizio.

Due anime appartenenti a luoghi completamente opposti, credenti in valori diversi, amanti di vite differenti; erano questo, i due amanti. Erano sempre un fuggire e un rincorrersi, erano sempre mentire a sé stessi, mentire a quella parte di mondo che, nella sua crudeltà, rappresentava eternità.

I due diventano eternità solo quando, nel giardino del Derbyshire, Elizabeth Bennet inizia ad attraversare un ponte fatto di ciottoli e curve; è un ponte che le ha sempre fatto paura, e lei crede nella paura, ma crede anche in quella parte di mondo che ostacola amori solo perché essere ha un significato maggiore rispetto all’amare. Mr Darcy la raggiunge, convinto di poter colmare un ponte di sogni e speranze.

I due amanti convolano a nozze, mostrando a mondi crudeli che orgogli e pregiudizi restano ancora oggi gli unici strumenti per dimostrare, a chi sa capire, che il mondo senza amare non può essere.

E’ una storia di conflitti, la loro. Ma è anche una storia di insegnamenti; oggi siamo sempre più proiettati verso le crudeltà di un mondo che preferisce apparire anziché essere, cadendo in matrimoni senza amore, ma fatti di apparenze, apparenze che ingannano, che uccidono anime. Il mondo si aspettava che i due amanti del Settecento abbandonassero il loro essere solo perché apparire voleva dire felicità; ma non era così. Lo hanno dimostrato i due quando hanno avuto il coraggio di attraversare ponti da sempre costruiti su orgogli e pregiudizi, facendoli crollare e costruendo, invece, castelli fatti di silenzio, fatti dell’essere impregnato nell’anima,

dell’essenza di una vita che non è come vorremmo

ma che ritorna,

sempre.

 La vita non appare,

la vita è,

così come l’amore.


Articolo realizzato da Stefania Meneghella

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