L’amore è tempo bloccato in un istante

Tra le foglie d’autunno e il vento in primavera, tra i cieli d’inverno e gli sguardi d’estate, tra tutte le stagioni che viviamo, rincorriamo qualcuno. 

 Corriamo a piedi scalzi e con il gelo che rapisce le vene, rincorriamo vite che non conosciamo ma che crediamo nostre, rincorriamo anime. Il mondo si trasforma in natura, mentre i pensieri si liberano di caos per impregnarsi di silenzio, mentre corriamo e nessuno lo sa, mentre amiamo. Continuiamo a rincorrere persone sperando, un giorno, di fermarci e guardarle negli occhi pronunciando un sorriso che diventi parola.  Ma questo non succede mai; per i pochi mortali, questo non succede. Siamo cristallizzati in quello che chiamiamo amore, ma che in realtà è solo eterna rincorsa. Verso chi aspettiamo da sempre, verso chi ci volta le spalle e si trasforma in chi non avremmo mai immaginato. Siamo totalmente e inconsapevolmente destinati all’attesa; attesa di qualcuno che rincorra noi, di qualcuno che speri di guardarci negli occhi e pronunciare un sorriso che diventi parola. E invece… invece continuiamo a rincorrere foglie, vento, cieli, sguardi, tutte le stagioni di una vita. Tutto… tutto fugge via. Come il tempo, è per noi l’amore; come il tempo, come stagioni. Siamo orologi che spuntano nei cieli di chi amiamo, mentre le ore, i minuti, i secondi scorrono così velocemente da restare intrappolati per sempre lasciando scie di ciò che si è provato. Siamo scie, e nessuno lo sa. Nessuno si accorge di quanto vorremmo poter fermare il tempo; nessuno si accorge di quanto vorremmo l’amore. Incondizionato, fatto di sguardi, fatto di attese compensate con presenze.

 L’amore. 

 Lo stesso amore che rincorriamo ogni giorno, lo stesso amore incarnato in una persona. Quella persona. La stessa che ci ha trasformato in orologi, la stessa che ci ha insegnato la legge del tempo; la stessa che aspettiamo, da sempre. Tutto rappresenta il suo sguardo; tutto rappresenta sguardi che diventano parole. Tutto è parola, persino quei silenzi in cui crediamo, persino quel silenzio. L’amore è silenzio. E’ silenzio soprattutto quando, con la tutta la forza in corpo, rincorriamo qualcuno, sperando, un giorno, di fermarci e guardarla negli occhi, quella persona, pronunciando un sorriso che diventi parola. Ma questo non succede; non succede quasi mai. Siamo destinati a vivere su strade e sentimenti e pensieri costruiti da Dio.

E’ scritto nel principio universale dell’uomo: “L’AMORE E’ RINCORSA”. Riflessione , questa, che nasce nella mitologia greca, quando il celebre scrittore Ovidio narra ne “La Metamorfosi” la leggenda di Apollo e Dafne, classico esempio di amore impossibile, mai ricambiato, amore sinonimo di rincorsa, attesa, sofferenza. 

 La storia ha inizio quando il dio Apollo, figlio di Zeus, uccide il terribile serpente Pitone, un mostro nato dalla terra che infestava le pianure di Delfi saccheggiando e compiendo atti gravissimi. Apollo riesce ad eliminarlo scagliandogli contro più di mille frecce e ottenendo così il controllo sul santuario di Delfi, che da quel momento in poi diviene un luogo a lui dedicato. Appena compiuta quest’impresa, si imbatte in Eros, dio dell’amore, mentre quest’ultimo sta piegando il proprio arco per agganciarvi una corda agli estremi. Felice per la difficile vittoria ottenuta, Apollo inizia a deridere Cupido, sostenendo che un’arma così grande non sia adatta a un Dio bambino come lui, ma ad un eroe valoroso che ha appena sconfitto un temibile serpente gigante. Così, il dio dell’amore, indispettito, decide di vendicarsi.

 Ha inizio così la storia di Apollo, destinato a una vita infelice e a un amore atteso e mai ottenuto; un amore che si rincorre ma che non rincorre.

Cupido imbraccia il suo arco e scaglia una freccia dorata, capace di infondere amore, nel cuore di Apollo, che si sarebbe innamorato della prima ragazza che avrebbe incontrato subito dopo. Ragazza alla quale fu invece destinata una seconda freccia di piombo, che rende insensibili all’amore.

Apollo incontra Dafne, figlia e sacerdotessa di Gea, la Madre Terra, e del dio fluviale Peneo.

 Apollo la rincorre.

 Dafne fugge.

 E’ il destino dell’amore.

 Apollo parte alla disperata ricerca della fanciulla e, dopo averla trovata, cerca senza alcuna esitazione di possederla e conquistare il suo cuore. La fanciulla, sotto l’effetto della freccia scagliata da Eros, si rifiuta continuamente, provocando dolore nel cuore di Apollo, destinato a un amore infelice.

Dafne scappa per cercare di schivare la corte spietata del dio perdutamente innamorato di lei, ma lui la rincorre, deciso ad averla tutta per sé. La fanciulla, ormai stremata e in preda alla disperazione, chiede aiuto al padre che, intercedendo presso la potentissima Madre Terra, decide di aiutare la figlia a ritrovare la tranquillità ormai perduta.

 In pochi istanti, la ninfa si tramuta in un albero di alloro: i suoi capelli e le sue braccia diventano rami ricchi di foglie, il suo corpo si ricopre di corteccia, i suoi piedi assumono la forma di solide radici. Apollo ha continuato a correre, fin quando il volto di Dafne è svanito sotto gli occhi increduli del suo innamorato che, giunto proprio in quel momento, l’ha avvolta in un abbraccio disperato. Apollo un giorno si è fermato e l’ha guardata negli occhi pronunciando un sorriso che diventa parola. E’ stato l’ultimo sguardo tra i due.

La vita di Dafne finisce pur di non subire un amore non richiesto e non voluto, e la pianta di alloro diviene sacra al dio Apollo, il cui amore per la fanciulla non svanisce nemmeno dopo la trasformazione.

 Continuerà l’amore… l’amore impossibile, atteso, voluto, rincorso. Continuerà quell’amore che perdura in tutte le stagioni della vita; continuerà anche quando gli occhi che Apollo ama restano cristallizzati nel tempo e nel cielo, portando a comprendere che sempre… siamo orologi che spuntano nei cieli di chi amiamo, mentre le ore, i minuti, i secondi scorrono così velocemente da restare intrappolati per sempre lasciando scie di ciò che si è provato. Siamo scie, e nessuno lo sa. Nessuno si accorge di quanto vorremmo poter fermare il tempo; nessuno si accorge di quanto vorremmo l’amore. Incondizionato, fatto di sguardi, fatto di attese compensate con presenze.

 L’amore. 

 Lo stesso amore che rincorriamo ogni giorno, lo stesso amore incarnato in una persona. Quella persona.

Quella persona che conosciamo nella sua vera natura, nonostante foglie che la cingono o venti che la attorniano; quella persona che vorremmo non perdere, eppure… eppure continuiamo a rincorrere qualcuno. 

Corriamo con tutta la forza che abbiamo in corpo; corriamo.

Solo più tardi scopriremo che avremmo corso verso noi stessi, verso quella parte del nostro cuore che amiamo e che diviene anima da guardare. Solo più tardi, scopriremo che l’amore è rincorsa, ma rincorsa verso quella verità che non vorremmo scoprire ma che non riesce ad essere celata.

 Tra le foglie d’autunno e il vento in primavera, tra i cieli d’inverno e gli sguardi d’estate, tra tutte le stagioni che viviamo, rincorreremo qualcuno. Correremo a piedi scalzi e con il gelo che rapisce le vene, rincorreremo vite che non conosciamo ma che crediamo nostre, rincorreremo anime. Il mondo si trasformerà in natura, mentre i pensieri si libereranno di caos per impregnarsi di silenzio, mentre correremo e nessuno lo saprà,

mentre ameremo.

 Continueremo a rincorrere, quando ci accorgeremo che proprio dietro di noi un’anima simile alla nostra starà correndo a piedi scalzi e con il gelo che rapisce la neve. Stupiti da quella figura, ci fermeremo e li guarderemo, quegli occhi, pronunciando un sorriso che diventi parola. Le stagioni saranno allora per noi tempo che si ferma, orologio cristallizzato nel cielo, mentre le ore, i minuti, i secondi non esisteranno. 

 L’amore è tempo bloccato in un istante. 

 E quell’istante dura un’eternità. 


Articolo realizzato da Stefania Meneghella

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