Legati nel tempo e nel cielo

 Soli. 

 Sulla pelle, sentire il gelo che tocca vene; sentire il vento che scorre su foglie portando con sé il mondo sempre fatto di silenzio. La vita.. la vita lentamente divenire cielo d’inverno, mentre la neve si posa su anime fragili, e i cuori tramutati in pietre. Crudeli, impregnati del caos che attornia la bellezza nelle cose. Nelle persone, scomparsa è la bellezza; scomparsi sono i sogni che alimentano i loro istinti; scomparsi sono i modi di camminare come piume. A piedi scalzi, corpi che incontrano terre, fanghi, pietre che hanno perso la loro eternità. Il mondo è solo fatto di perdite, e di dolori, e di cristalli sciolti al Sole. La luce vola via, vola via con le loro ali e, sui corpi ancor deboli, solo infiniti rimpianti. I rimpianti di chi la vita l’ha vissuta a metà, rimpianti di chi il mondo non l’ha mai conosciuto, rimpianti. Il mondo è fatto di rimpianti, è fatto di sangue che non conosce cuore ma solo vene; sangue che scorre velocemente mentre le pareti del corpo diventano quasi neve. Neve che ghiaccia, neve che uccide, neve. Nera è la neve che, mescolata con il fango, costruisce pensieri. I pensieri sono solo tasselli di castelli fondati su ciò che non è mai stato, su ciò che non si è mai vissuto.

 Piedi scalzi. 

 Neve.

 Nascere per morire. Incontrare sangue. Incontrare guerre.

 Sono le guerre dell’anima; le guerre che compiamo con noi stessi distruggeranno il mondo. Lo faranno quando avremo voltato le spalle alla neve che, bianca, scenderà da un cielo colmo di pure nubi, e incontreremo solo fango; solo nero, nei nostri pensieri, solo sogni insanguinati. Soli. Saremo soli.

Sono stati soli coloro che hanno creduto e perduto; sono stati soli coloro che hanno saputo camminare a piedi scalzi sulla neve. Era una neve nera, era la neve di chi è stato ingannato.

 Nascere.

Nascere per morire. 

 Cosa è la vita?

 Non c’è mai stata vita quando la crudeltà ha invaso le anime fragili; non c’è mai stata vita nemmeno quando il mondo ha creduto. Credere significa morire, a volte. Significa abbandonare la verità, e lasciarsi cadere nell’abisso. Ma l’abisso è così profondo che non potremmo mai conoscerlo; non hanno potuto scoprirlo, coloro che hanno dovuto morire per credere.

 Erano soli. 

 Erano morti.

 Erano soli, mentre umanità si tuffavano nel mare dell’indifferenza, dando spazio a ciò che il tempo aveva costruito, a generazioni sempre in procinto di scoprire, sempre con il desiderio di conoscere.

Chiudere gli occhi.

 Ieri.

 Oggi.

 Siamo persone nel tempo e nel cielo. Siamo persone quando la neve cade e diviene nera; siamo persone con il sogno di volare e conoscere il bianco. Siamo bianchi, siamo soli.

 Chiudere gli occhi.

 Un’anima cammina nel buio, mentre piedi scalzi attraversano il fango, e pensieri che costruiscono castelli fatti di caos.

 Un corpo cammina nella luce, e le sue scarpe calpestano neve bianca, neve fatta di silenzio. Si volta indietro, il corpo nella luce. Un’ombra lo segue; è l’ombra di chi ha creduto e perduto. Le tende la mano, legati nel tempo e nel cielo.

 L’anima e il corpo camminano nel mondo, mentre il cielo apre gli occhi e, ieri e oggi diventano tempi cristallizzati nell’universo, fino a tramutarsi in due silenzi che si fanno pareti di un corpo spettatore di sangue trasformato in cuore.

 Il cuore si fa ricordo, e nel ricordo l’amore è neve bianca che discende sui nostri corpi fragili e ci trasforma nei cristalli dell’anima, nell’immensità.


 

Articolo realizzato da Stefania Meneghella

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