Leonardo Patrignani – “Time Deal”

Il tempo è un luogo distante, a volte magico, altre volte assente. È come una sfera che racchiude tutto l’infinito, ma anche i modi che abbiamo di essere noi stessi, i momenti che ci restano e i momenti che abbiamo già trascorso.Il tempo è come una scia di luce che compare improvvisamente nel cielo e resta lì, fin quando il nostro sguardo non comprende che può anch’esso trasformarsi in luce, e volare verso eternità lontane, volare senza mete e senza… senza tempi. Per questo, il tempo non ha inizio né fine. Il tempo stesso non ha un tempo, ma contiene in sé piccoli tasselli che possano comporre quelle parti di eternità.

Mi ha lasciato questa sensazione la lettura di “Time Deal” (De Agostini Editore) del grande autore Leonardo Patrignani. Una storia che ruota attorno al tempo, e che del tempo ne è costruttrice. Si chiama Time Deal il farmaco in grado di arrestare, appunto, il tempo. Un farmaco che diventa futuro, speranza, ritorno al passato, emozioni da rivivere, niente paure e niente morte. Un invecchiamento che svanisce del tutto. O almeno per chi decide di prenderlo e di restare totalmente, per sempre, giovane.

Ma la gioventù può davvero durare per sempre? E soprattutto, esiste il per sempre?

“Quel farmaco sarebbe solo un modo per assecondare l’eternità”, pensa la restanteparte della società. Il tempo va invece lasciato scorrere, fino alla fine dei nostri giorni. L’autore presenta un modo diverso di intendere l’eternità, un modo prettamente soggettivo e che lascia nel lettore quasi un desiderio di divenire scia di luce, senza
trasformarsi in nube che ostacola lo sguardo. Sì… perché il Time Deal, come tutte le cose belle, presenta inconvenienti che non ci si aspetta e che potrebbero, man mano, distruggere l’intero mondo.

Ogni parola, ogni frase deriva dalla lotta continua del tempo con noi stessi, dal bisogno di esserne completamente travolti ma anche dalla volontà di fuggire da ciò che ci costringe a divenire sfera.

Un romanzo di formazione, ma soprattutto di riflessione, in cui si proiettano nozioni scientifiche e filosofiche in modo del tutto originale e inaspettato. Questo è “Time Deal”: l’eternità che si racchiude nelle parole.

Lascio la parola a Leonardo Patrignani, con l’augurio di proseguire in questo meraviglioso percorso.


D: Come nasce l’idea per “Time Deal”?
R: L’idea nasce dalla mia curiosità verso nuove scoperte, verso le ipotesi della scienza, ed è anche legata all’attualità e alla ricerca. Mi ero imbattuto verso gli studi sulle nuove tecnologie, dato che l’applicazione medica di questi studi permetteva di avere un farmaco possibile da far intrufolare nell’organismo e andare a rilasciare una specifica terapia in una data sede. Mi è venuta così in mente l’idea di sviluppare un farmaco che riguardasse tutto l’organismo, dato che le nuove tecnologie possono arrivare nei vasi sanguigni celebrali. È nato così il farmaco attorno al quale ruota tutta la storia.
D: Il protagonista del tuo libro è senz’altro il tempo, che scorre continuamente senza fermarsi. Tu che rapporti hai con il tempo? E soprattutto, credi nel per sempre?
R: Io credo che il tempo sia estremamente legato alla nostra percezione della vita e ai sentimenti che proviamo, in base alla situazione in cui ci troviamo. Quindi, è molto relativo ed è spesso anche un inganno. Non esiste un tempo univoco e uno scorrere degli eventi uguali per tutti; esiste la singola percezione della vita. Il mio per sempre non è il per sempre del pianeta Terra e non è il per sempre di un’altra persona. Ma se prometto ai miei figli di amarli per sempre, sto promettendo loro il mio tempo, quello che avrò da vivere e che dedicherò alle persone che amo. È dunque un concetto abbastanza sfaccettato, che spesso diamo per scontato e che riteniamo più semplice di quello che è in realtà.

D: Se avessero realmente inventato il Time Deal, il farmaco in grado di arrestare l’invecchiamento cellulare, quale sarebbe stata la tua scelta? Inseguire il sogno della vita eterna, oppure invecchiare secondo natura?
R: Questa è una domanda che faccio spesso al pubblico, durante le presentazioni del mio libro. Solitamente, la risposta varia a seconda dell’età dell’interlocutore. Se incontro un ragazzo, nella maggior parte dei casi mi dirà la seconda opzione, come accade anche nella storia, in cui i ragazzi sono coloro che non prenderebbero mai quel farmaco. Se incontro invece un adulto, sarà più propenso a scegliere la prima opzione, perché è più vicino al declino della vita. Se il farmaco venisse diffuso qui sul pianeta Terra, io probabilmente lo prenderei, ma solo a patto di poter verificare almeno 10-15 anni di dati statistici che mi dimostrino il suo funzionamento, e soprattutto in una società diversa da quella di Aurora.

D: Qual è il personaggio con cui ti senti maggiormente affine? Perché?
R: Ci sono vari pezzi di me in diversi personaggi. Innanzitutto, mi trovo moltissimo nello schema dei valori di Julian, per il suo carico di responsabilità, per suo senso di protezione verso la sorella minore e per il suo innato ottimismo, che verrà poi messo a dura prova nella storia. Inoltre, una parte di me, che non esprimerò mai in questa vita, potrebbe ragionare come uno degli antagonisti. Se io fossi così convinto della mia ricerca, potrei anche essere senza scrupoli; questa è la parte negativa che è presente in ognuno di noi, che chiaramente in questa vita non esprimerò. Ma è un concetto importante, perché anche l’antagonista ha una propria psicologia, delle motivazioni in cui ci si può ritrovare. Quando si insegue un’ideale, a volte si passa verso qualcosa di eticamente scorretto.

D: Qual è il messaggio principale che vorresti trasmettere al lettore?
R: Un messaggio importante è quello di prestare molta attenzione quando ci viene proposto qualcosa di clamorosamente positivo, un domani migliore. È utile avere tutte le informazioni necessarie prima di prendere una decisione che potrebbe cambiarci la vita, come quella di prendere un determinato farmaco. Un altro messaggio è racchiuso in una citazione scritta nel libro, che sarebbe una citazione in cui è racchiusa tutta la storia: “Gli uomini muoiono, gli ideali sopravvivono”. Ovvero, l’importante è vivere una vita, per quanto circoscritta, in cui si porta avanti con coerenza un’ideale, che rimarrà nelle prossime generazioni e verrà difeso poi da altri. Questo è la base di tutto il romanzo.

D: Come vedi cambiato il tuo stile di scrittura dalla stesura della celebre trilogia “Multiversum” sino ad oggi con “Time Deal”?
R: Senz’altro il mio stile è cambiato. Con “Multiversum” ero alle prime armi, e c’era innanzitutto da scoprire un mondo editoriale che non conoscevo, nel quale sono stato proiettato improvvisamente. Ho fatto una gran bella palestra con il mio editor di Mondadori. Al quarto libro, “There”, sono arrivato a cambiare totalmente stile, discostandomi dalla trilogia che lo precedeva, e compiendo un esperimento che mi è stato utile per “Time Deal”. È stata una fase di crescita, che è anche una crescita senza una fine. A ogni romanzo, si apprende qualcosa e si vorrebbe correggere ciò che si è fatto prima, ma in realtà bisogna andare avanti e, libro dopo libro, scoprire qualcosa di sé stessi e il modo che si ha di raccontare una storia.

D: Cosa consiglieresti a un autore emergente che si affaccia per la prima volta al mondo dell’editoria?
R: Dal punto di vista professionale, consiglierei di avere un estremo rispetto dei ruoli. L’editoria è un macro mondo composto da persone; è importante che un autore conosca molto bene le figure (editore marketing, editor …). Dal punto di vista artistico, invece, io consiglio sempre di leggere molto e in maniera varia, non limitandosi a un solo genere per imparare e crescere. Dopo di che, bisogna scrivere tanto. Questo è un vero e proprio lavoro, e significa avere metodo, svegliarsi la mattina e dedicare il tempo a quello. Altrimenti, si rischia di far scivolare questa arte nell’hobby, e questo significherebbe non avere un giusto approccio con la scrittura. Un esperto del settore nota immediatamente la differenza tra un lavoro e un hobby.

D: Riprendendo la domanda che si legge sulla copertina del tuo libro, secondo te, quanto può durare l’eternità?
R: Durante la stesura di “There”, ho iniziato a scindere il nostro tempo corporeo e temporale dal tempo che appartiene a una dimensione superiore, ossia il tempo del pensiero. Quest’ultimo non ha fine; noi siamo legati a un corpo materiale che avrà un declino, ma adoro pensare che la coscienza vada oltre. Lo stesso concetto è presente nella stesura di “Time Deal”; mi porto infatti dietro il pensiero secondo cui si possa andare avanti al di là del livello della materia che percepiamo tutti i giorni. Per cui, l’eternità del pensiero è la vita stessa dell’universo, è una costante in continua evoluzione della mente e delle sue possibilità. Il corpo è uno strumento limitato, ma se ci si discosta dal corpo e si va a salire verso le dimensioni della mente e della coscienza, forse ci si avvicina, per quanto possibile, all’eternità.


Ringrazio Leonardo Patrignni per la sua collaborazione e per il tempo che mi ha donato, augurandogli di continuare a sorprenderci e a sorprendersi.

Recensione e intervista a cura di Stefania Meneghella

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