Marisa Pezzella – Il romanzo del tempo

Il tempo è spesso nostro nemico; è spesso un mostro che ci guarda da lontano sorridendoci e che noi non possiamo fare a meno di osservare. Sempre a distanza, sempre con lo stesso timore di essere mangiati.

E poi, il tempo è un fiume che scorre via e non riusciamo ad acchiappare. Vorremmo nuotarci dentro, lasciandoci trasportare dalle onde chiare e trasparenti, ma tutto è in continua fuga. Tutto diventa un orizzonte che svanisce nel nulla, in quel tempo in cui abbiamo sempre creduto.

Il romanzo di cui andremo a parlare oggi è Il Romanzo del Tempo.

Protagonista di questa storia è, dunque, il tempo che si impossessa ferocemente dei suoi protagonisti rendendoli fragili e impotenti dinnanzi a ciò che accade. Come quello che succede ad Alice ed Etienne.

Un vento di mistero che accarezza le pagine e che porta alla scoperta di nuovi mondi.

Una donna scomparsa e gli anni che inesorabilmente mutano e si trasformano; nel leggere le parole di Marisa Pezzella sembra quasi di volare nel tempo, in quella nube che, posata sui nostri capi, ci accompagna in diverse strade. Lo stile è unico, spesso delicato e anch’esso fragile; ci ricorda che l’attesa è qualcosa di prezioso e che l’amore può sconfiggere il male, la vita stessa che resta inerme e impassibile.

E il destino… il destino resta uno dei personaggi di questa storia.

Il destino che trasforma la vita e muta nella vita. Il destino che si concilia con il tempo e dal tempo non riesce a scollegarsi.

Il destino di una donna, di un incontro, di un romanzo che nasce, di un mondo che cresce. Del passato, presente e futuro che si collegano tra loro, per poi mischiarsi e ritornare ad esistere, a volte uniti, a volte distanti, come se fossero un unico luogo.

Il romanzo di Marisa non si riesce a smettere di leggere, semplicemente perché è il tempo che si ferma dentro di noi, nonostante continui a camminare.

E’ un tempo che fugge ma che, allo stesso tempo, rimane.

In ciò che si vive e in ciò che, inesorabilmente, si continua a scrivere.

Lasciamo la parola a lei!


D: Da dove nasce l’ispirazione per questa tua opera?
R: Anni fa, in verità, iniziai a fantasticare su questa storia, ragionando su un amore tragico e delicato allo stesso tempo, ma soltanto recentemente ho avuto il coraggio di iniziarla, grazie a un incontro particolare che ho citato nei ringraziamenti all’inizio del mio testo. Il mio desiderio di tornare indietro nel tempo e il mio bisogno di superare quel presente che stavo vivendo mi hanno guidata per tutta la stesura.

D: Ebbi l’onore di leggere il tuo primo libro “Freddo fuoco bruciato”, che ancora oggi ricordo piacevolmente. Ti vedi cambiata rispetto alla Marisa di quelle pagine? Se sì, in cosa?
R: Sì, non sono più la stessa. La differenza sostanziale è la modalità d’approccio alla scrittura e il controllo su questa: con Freddo Fuoco bruciato mi lasciavo trasportare molto passivamente dall’ispirazione e scrivevo,
con Il romanzo del tempo ho cercato di ricamare il racconto riflettendo oggettivamente su ciò che l’ispirazione mi suggeriva quando mi travolgeva.

D: “Il romanzo del tempo” è, appunto, un viaggio nel tempo e nella storia remota dei suoi personaggi. Cosa è per te il tempo e come questo ha prodotto la tua storia?
R: Io e il tempo non andiamo molto d’accordo. Mi infastidisce molto l’idea di non poterne possedere il controllo. Il tempo passa, inesorabilmente, che io lo voglia o no. Mi fa paura. Tutto si modifica, in continuazione. E nel frattempo, trovo tremendamente triste non poter tornare indietro nel tempo, e mi fa paura l’idea che si possa soltanto vivere passivamente l’avanzamento di questo. Solo nei nostri pensieri, nell’immaginazione e nella letteratura, il passato, il presente e il futuro possono essere controllati.

D: Ciò che più mi ha colpito leggendo le tue pagine è il continuo cambio di prospettiva nella storia. Ogni personaggio racconta in prima persona esprimendo pensieri ed emozioni. Da dove nasce questo particolare stile?
R: Il romanzo si alterna tra le due storie: quella di Alice nel 2019 e di Etienne nel 2022. Nel mio vecchio romanzo scrissi “è il presente a causare gli abissi nel futuro”, e in questa prospettiva ho trovato giusto
regalare al lettore la loro vita proprio in quei giorni in cui il loro presente cambia irrimediabilmente il loro futuro. L’intreccio si crea nella mente del lettore unendo le percezioni che ha di entrambe le vite: per tal ragione può ritenersi a fine lettura anche onnisciente rispetto ai protagonisti, che purtroppo, non sapranno mai alcune verità.
Nell’epilogo de “Il romanzo del tempo”, inoltre, c’è una frase di uno dei protagonisti diretta a uno dei personaggi secondari: “Mai avrai la possibilità di vivere quello che è accaduto realmente, perché mai potresti
tornare indietro e vivere nei nostri pensieri.” Ho volutamente scelto di porre il lettore nelle condizioni di poter affermare di essere stato l’unico a poterlo fare: il lettore ha il privilegio di vivere per qualche pagina la
vita dei protagonisti, in quel loro presente, attraverso i loro occhi e le loro percezioni, avendo a disposizione anche le loro elucubrazioni mentali, dirette, fresche, immediate, nello stesso momento in cui nascono. Per
questa tipologia di romanzo, avrei trovato innaturale raccontare infatti tutti gli eventi al passato, l’essenziale era nel presente delle azioni e dei sentimenti, talvolta ho usato la narrazione al passato, soltanto per poche
pagine, lì dove il protagonista ricordava qualcosa.
Come scrittrice, con questo stile, sono stata obbligata a pormi come attore e regista, per cercare di dipingere fedelmente quelli che nella realtà potrebbero essere i veri pensieri dei personaggi nel momento stesso in cui
nascono. Quando faccio questo, ripenso a quelle volte in cui da piccola, cercando di disegnare, stavo ore a fissare la frutta per cercare di riprodurla fedelmente sulla carta; ora faccio lo stesso, ma con le emozioni e i
pensieri. Questo stile, caratterizzato quindi dall’alternanza di più “io narranti”, al presente, l’ho costruito negli anni, testando, e soprattutto osservando i romanzi di altri autori. Da lettrice, prima ancora di creare io stessa storie, prediligevo i romanzi in prima persona, per il coinvolgimento che mi provocavano. Con il tempo ho scoperto che sentivo più reali quelle storie narrate al presente piuttosto che al passato: mi chiedevo come potesse essere possibile, nella descrizione di una determinata scena al passato, che il narratore ricordasse così fedelmente alcuni dettagli, quando per me risultava difficile ricordare tutti i dettagli di qualcosa che avevo vissuto poche ore prima. Altra falla che sentivo, riguardava il senso della narrazione al passato in alcune storie: un protagonista che narra al passato, deve avere un motivo per ricordare tutto in un racconto, deve forse avere anche un ascoltatore, anche se a volte l’ascoltatore non viene citato. Senza alcun dubbio l’ascoltatore finale è il lettore, ma il narratore a chi parla per tutto il tempo?
Io preferisco far spiare nella mente del narratore, porre lui in una posizione di assoluta incoscienza di essere ascoltato: lui ragiona e fa, e nel frattempo il lettore osserva. Adoro questa tecnica, crea un profondo legame:
il lettore e il narratore sono entrambi sorpresi dagli eventi che accadono, stanno vicini durante lo svolgimento della storia, ed entrambi hanno ragione di sperare o temere ciò che riservano loro le pagine a seguire; il
narratore non racconta nulla, lui non sa, esattamente come gli esseri umani nella realtà, vive e basta, portando il lettore nascosto nella mente.
Ovviamente questo stile non è adatto a tutti i romanzi, tutto dipende dalla storia, dall’intreccio da creare, e dalla tipologia. Un thriller e un rosa, ad esempio, si prestano bene a questa tecnica.

D: C’è un personaggio al quale ti senti maggiormente legata? Perché?
R: No, non sento di essere legata a qualche personaggio in particolare.

D: Tra i tanti anni in cui è ambientata questa storia, c’è un periodo che preferisci e in cui tu stessa vorresti vivere?
R: Da scrittrice, mi piacerebbe tornare nel 2019. Seguirei con entusiasmo e piacere ancora Stephan e sua figlia nel bar o tra le vie di Éloise, e mi piacerebbe molto percepire ancora, tramite gli occhi di Alice, il magnetismo dello sguardo di Forre.

D:Quali sono i tuoi progetti in merito alla promozione del tuo libro?
R: Questo romanzo è stato reso pubblico in maniera indipendente, senza una casa editrice alle spalle, a differenza del primo. È stata una scelta dettata dalla mia curiosità di scoprire questa nuova tipologia di
pubblicazione. Pertanto, sto scoprendo passo passo come muovermi in questo mondo da sola, come per le fasi di editing e di impaginazione, sto studiando come strutturare una buona strategia di promozione.
Sicuramente dedicherò molta attenzione alla realtà virtuale, tramite i principali Social Network, oggi molto importanti, specialmente per quella fascia di lettori 2.0, e darò importanza anche alle presentazioni del libro
dal vivo, che reputo utili per creare curiosità in merito allo scritto.


Intervista e recensione a cura di Stefania Meneghella

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