La linea gialla – Intervista su Cultura al Femminile

Il tè del venerdì questa settimana è dedicato a Stefania Meneghella e al suo romanzo “La linea gialla”, di genere introspettivo.

Ciao Stefania e benvenuta al tè del venerdì!

Prima domanda personale, ti propongo di raccontarti attraverso un romanzo che hai amato, un film e una poesia.

“La stanza tutta per sé” di Virginia Woolf (l’autrice che più amo e da cui più mi ispiro) mi ha aperto le finestre sul mondo. Un saggio – questo di cui parlo – che tratta argomenti passati ma attuali sulla condizione della donna che scrive. È così che mi piace descrivermi. Come una donna che scrive. Penso sinceramente che la scrittura – per una donna, soprattutto – sia una grande forma di coraggio e, a volte, di pericolo. Le donne raccontano chi sono, quello che hanno trascorso nel passato e quello che hanno subito quando il mondo non le reputava propriamente “persone”. Dunque, il romanzo che sento di avere nel cuore è questo, perché descrive, attraverso un saggio, le difficoltà e le bellezze delle parole che vengono prodotte da una donna.

E poi, nella mia scrittura, c’è quello che ho appreso dal film “Vai e vivrai” di Radu Mihaileanu. Il racconto di un viaggio, e di una Terra da cui si preferisce scappare per non morire. Dunque, il desiderio di fare del bene e di abbracciare. Spesso, di rendere qualcuno migliore, per poi diventare libera ritornando ad essere me stessa.

Come nella poesia “Albatros” di Charles Baudelaire, nel quale riesco sempre ad immedesimarmi. Le parole mi trasportano in un cielo lontano e, in quello stesso cielo, volo veloce e dimentico tutto. Il male, il dolore. Ritrovando così l’eternità. Per me questa è la bellezza della scrittura. E anche la bellezza della vita.

Parliamo del romanzo “La linea gialla”: chi è Adham?

Adham è “Figlio del male”. Figlio di chi non riesce a salvarsi, di chi è nato già distrutto e resta in bilico tra due dimensioni. Varcare quella linea gialla significa rischiare di attraversare un mondo che non conosce e che non è stato mai suo.

“La linea gialla”: da dove è nato questo romanzo? Quali sono le tue fonti d’ispirazione come autrice?

“La linea gialla” nasce in treno, tra i vagoni dei binari che mi conducevano ogni giorno verso il mio luogo di lavoro. Linea gialla per questo. La linea di ogni stazione che non si deve attraversare, altrimenti si muore. Ho trascorso un anno nella comunità educativa per minori “16 agosto” di Bari, e lì ho visto davvero, non solo guardando, ma cercando. Gli occhi dei ragazzi alla continua ricerca di qualcosa, le loro costanti sfide, il loro mettermi alla prova, ogni parola sussurrata, ogni desiderio di abbraccio. Ho visto la loro voglia di scappare, di varcare la linea gialla che ogni giorno era lì per loro e diceva “superami!”, ma loro restavano immobilizzati e avevano timore. Di tutto, del mondo che li avrebbe accolti, dei binari su cui avrebbero viaggiato. Adham è nato lì dentro e lì dentro è cresciuto, lentamente e nella mia mente. Spesso anche nella loro.

Oltre alla narrativa, sono molte le tue attività letterarie: ci racconti delle tue esperienze?

Nel 2016, ho pubblicato il mio primo romanzo introspettivo-psicologico dal titolo “Silenzi Messaggeri”. Per qualche anno ho inoltre co-gestito Kosmo Magazine, una rivista online di cultura e spettacolo, in cui ho realizzato diverse interviste e recensioni a scrittori e personaggi del mondo dello spettacolo. Da gennaio, ho fondato invece Flash Journal, una rivista online dello stesso stampo. Sono ancora all’inizio, ma ci saranno presto novità!

Narrativa, poesia, giornalismo: come ti poni di fronte alle sfide della scrittura di oggi, ai nuovi modi di raccontare e raccontarsi, anche nel web?

La scrittura di oggi, con l’avvento del web, ha i pro e i contro. Possono leggere i propri scritti in molti e rende tutto più veloce ed istantaneo, ma allo stesso tempo il mondo della scrittura è diventato “meccanico”.

Cultura al femminile: che significato ha per te personalmente questa definizione? Esiste una cultura, una letteratura al femminile?

Io credo che una cultura al femminile sia un mondo profondo che nasconde tanti ed innumerevoli segreti. È come una batola che non riusciamo ad aprire, ma che sappiamo che è lì e nasconde tesori. Le parole, scritte da una donna, diventano spesso oro e non si possono, non si devono sciogliere perché si perderebbe la loro piena essenza.

Progetti futuri? Quali generi vorresti affrontare come autrice e quali invece non ti attirano proprio?

Al momento, inizierò la promozione del mio romanzo. Sicuramente, in cantiere ci sarà un terzo libro. Come genere, prediligo sempre il genere introspettivo e psicologico. Sono più restìa, invece, rispetto al fantasy.

Nessuno lascia questa pagina senza aver risposto all’ultima domanda. Come prendi il tè?

Al limone, per me sarebbe l’ideale!

Ciao e grazie per averci fatto compagnia!

Intervista a cura di Antonia Romagnoli


(CLICCA QUI PER LEGGERE LA FONTE)

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