La linea gialla – Intervista su Kosmo Magazine

Il mondo di Adham è diviso in due: il bene e il male. E al centro, a sottolineare la separazione, c’è una linea gialla. Adham è “figlio del male”: la strada lo ha distrutto, avvelenato, lo ha reso potente e cattivo, ma soprattutto prigioniero. All’improvviso la vita sembra offrirgli un’altra possibilità. Ha inizio così, in un mondo sospeso su una linea gialla, il suo viaggio. Compagni di questo percorso saranno i ricordi del passato e tre statue che, immobili e immortali, racconteranno le loro storie. Con uno stile intricato e coinvolgente Stefania Meneghella accompagna Adham e il lettore alla scoperta dell’io più profondo, dove tutto è in equilibrio tra chi si vorrebbe essere e chi è vietato diventare.

Stefania Meneghella nasce a Bari nel 1994. Assistente sociale con la passione per la scrittura. Ha ricevuto numerosi premi letterari tra cui il diploma di merito “AlberoAndronico: premio nazionale di poesia, narrativa e fotografia” (2013); il riconoscimento come Dama dell’Arte Premio “Federico II” (2015) e il Premio Speciale “Antonio Vivaldi” (2015). Ha fondato assieme a Manuela Ratti e Roberta Giancaspro, il sito web Kosmo Magazine, in cui ha cogestito le sezioni scrittura, interviste e libri. È presente nel sito web Pensieri Parole come autore del libro Dieci anni di Pensieri Parole. È tra gli autori della raccolta poetica Tracce edita da Pagine (2015), mentre nel 2016 esordisce con la narrativa pubblicando il suo primo romanzo Silenzi Messaggeri, edito da Albatros.

Lascio la parola a Stefania Meneghella, con l’augurio che possa proseguire in questo meraviglioso percorso.

D: Dove nasce l’ispirazione per questo libro? 

R: L’ispirazione per “La linea gialla” nasce da una mia esperienza lavorativa in una comunità educativa minorile. È il racconto, questo, di un episodio reale che ha visto come protagonista un ragazzo, desideroso di fuggire ma spronato a restare. La costruzione di una linea gialla al di là della quale non è possibile camminare, altrimenti si muore. Come le linee gialle di ogni stazione. Adham è “figlio del male”, come “figli del male” sono tutti coloro che hanno conosciuto la strada e ne sono stati condizionati, in un modo che nessuno si aspetta. È anche il racconto di ciò che si è vissuto e di quanto il passato può restare nel presente e trasformarsi in futuro.

D: Cosa ha significato per te l’atto di rimettersi a scrivere? 

R: Per me scrivere non è un “rimettersi”, bensì un “continuare”. Credo sinceramente che ogni parola di questo libro sia scaturita da quella precedente.

D:Cosa vuoi comunicare attraverso questa opera letteraria? 

R: La bellezza che è nascosta anche dove non si vede. La luce che cerchiamo negli occhi di chi crede nel buio. E poi.. la meraviglia del varcare i confini, pur non sapendo cosa c’è al di là di ciò che ci fa paura. Credo che questo sia il senso di ogni cosa.

D: Credi che scrivere sia per tutti o c’è una differenza tra il considerare la scrittura un semplice sfogo personale e un testo invece, rivolto ad un pubblico?

R:Penso che ci sia senz’altro una differenza. La scrittura è ovviamente la prima forma terapeutica attraverso cui ci si può liberare dai propri demoni e dai propri timori. Ma l’arte della scrittura è un’altra cosa. È arte, appunto. Sacrificio, dedizione, passione, immaginazione, è la costruzione di nuovi mondi e nuove terre, è restare in equilibrio e decidere dove andare a cadere. È un viaggio, che nasce e cresce soprattutto studiando, approfondendo, restando costantemente concentrati.

D: Quali sono le tue aspettative future? 

R: Sicuramente c’è il sogno e la speranza di essere letta da sempre più persone, per trasmettere ciò che spesso resta nascosto nella penombra. Sono inoltre in programma una serie di presentazioni, ma non posso ancora rivelare nulla.

D: Quanto è fondamentale il rapporto giovani-lettura nell’era attuale?

R: La lettura è la scoperta del mondo in cui si vive, di storie che si raccontano per narrare ciò che vediamo ogni giorno, di momenti che vorremmo rimuovere e che invece sono lì. A proposito di questo, mi sento di dire che senza la lettura non riusciremmo a scoprirci, a capirci, ad amarci, a vedere le nostre vite dall’esterno.

Ringrazio Stefania Meneghella per la sua collaborazione e per il tempo che mi ha donato, augurandogli di continuare a sorprenderci e a sorprendersi.

Intervista a cura di Marika Carolla


(CLICCA QUI PER LEGGERE LA FONTE)

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