Paola Dentamaro – fotografa

Si legge tanto, negli occhi delle persone; si legge ciò che si vorrebbe imparare o ciò che non si ha la forza di capire, si legge i sogni che vorremmo raggiungere o i momenti che vorremmo rivivere. Si legge davvero tanto, negli occhi della gente. A volte, si vorrebbe restare lì ad osservarli per tutto il tempo necessario; a volte, non si vorrebbe andare via. Tutte le persone hanno una storia, e tutte le storie hanno da insegnarci che, da quegli occhi che ci guardano, non potremmo fuggire nemmeno se volessimo, nemmeno se con tutta la forza in corpo provassimo a volare. Gli occhi ci seguiranno, sempre. E lo faranno anche le persone, e lo faranno anche le storie. Allora, forse, sarebbe meglio immortalarli, quegli occhi, renderli eterni, interiorizzarli in qualcosa di infinito, che potremmo osservare tutti i giorni, per ricordarci che la nostra vita è fatta di sguardi.

Forse, è da questo costante bisogno di capire le storie che ci attorniano che nasce la fotografia.

Forse, il desiderio che abbiamo di essere noi stessi deriva dalla presenza di storie che ci alimentano l’esistenza.

Forse, la fotografia è l’intera vita racchiusa nell’eternità. 


Per questo, oggi vi presentiamo Paola Dentamaro Pola, splendida fotografa per cui gli sguardi hanno la stessa valenza delle parole. Con l’obiettivo di raffigurare persone, Paola ritrae volti trasformandoli in vite, mentre costanti contrasti fanno da cornice a uno scenario paradisiaco: ombre e colori, luce e buio, il tutto orchestrato da movimenti corporei leggiadri e delicati; le donne che immortala sono donne semplici, sono le donne che incontriamo nella quotidianità, donne con il timore di mostrarsi ma con la volontà di esprimersi, donne che, colte da un sottile pudore, avvertono la necessità di coprirsi con panni trasparenti. Sognano di volare, le persone di Paola; sognano di evadere per rifugiarsi in un mondo fatto solo di sguardi; sognano di restare soli, mentre invece la folla diventa quasi protagonista della loro vita. Allora, loro si trasformano in ombre e, quasi trasparenti, si nascondono per non essere guardati. Ogni sguardo raffigurato ha una storia che si trasforma in fotografia da ammirare ogni giorno, in modo tale che venga cristallizzata nell’infinito dei nostri sguardi.

Paola Dentamaro Pola nasce a Brescia il 15 maggio 1990; all’età di sei anni si trasferisce a Nizza dove trascorre l’infanzia. Tornando in Italia dopo 8 anni, il trasferimento è a Firenze. Dopo una breve e forzata formazione al Liceo Classico, si trasferisce al Liceo Artistico dove trascorrerà tre meravigliosi anni, essenziali per la sua formazione fotografica. In quel periodo, sarà infatti in contatto con un allievo di Mimmo Jodice, il quale comprendendo la sua voglia di apprendere, sarà particolarmente attento alla sua formazione. Prosegue con ricerca sfrenata, in camere oscure arrangiate, sale posa precarie, location improbabili e scenografie di ottava mano, da autodidatta. Dopo gli anni della maturità, Paola decide di trasferirsi a Roma, dove la fotografia verrà apparentemente accantonata per quasi tre anni, periodo in cui seguirà corsi e una scuola di recitazione, che le servirà per acquisire un altro interessante punto di vista da sfruttare poi dalla parte di colui che fotografa gli attori; lascia la recitazione quando, durante una lezione di movimento scenico, si rende conto quanto fortemente avrebbe voluto essere dietro ad una macchina fotografica, per fotografare le azioni degli altri. Anziché, quindi, frequentare l’ultimo anno di Accademia di Teatro, riprende a pieni ritmi lo “scattare sperimentando”, ed ha la possibilità di ritornare in quella stessa accademia, stavolta con la macchina fotografica. Attualmente, Paola frequenta tramite borsa di studio la Scuola Romana di Fotografia; vive e lavora a Roma dove ha un piccolo studio.


Stefania Meneghella

Wenli Liu – artista

Il pennello scorre sulla tela, dolcemente, diventando un mondo nuovo, diventando un mondo che si costruisce da solo, come se fossero i colori i soli veri abitanti, come se ci fossero i colori a riempire il vuoto dell’anima. In modo universale, in modo del tutto sincero, il pennello scorre sulla tela dando quasi l’impressione di essere l’unico a guardarci, ad esserci.

Stiamo parlando dell’anima di un’artista eccezionale, per cui il pennello che scorre sulla tela è l’unico mondo capace di renderla in pace, serena, felice. Lei è Wenli Liu, originaria di Pechino (China), e oggi ha accettato di parlarci della sua meravigliosa arte che, in questo spazio, delizierà i nostri sguardi. C’è un aspetto in particolare che si evince nell’ammirare le sue opere, ed è una completa empatia che si instaura tra la tela e lo spettatore, un’empatia costruita da sguardi, da quello sguardo che l’artista dipinge con tutta la forza che ha in corpo. Come se dovesse comunicarci qualcosa, come se avvertisse il desiderio di diventare parte della nostra vita. Le pennellate sono delicate, come delicata è l’anima di chi dipinge, un’anima fatta di dolcezza e sentimenti puri; sono tanti i valori che le opere di Wenli riescono a comunicare, ma più di tutti è la bellezza. Le donne che ritrae, che ricordano il Paese originario dell’artista, sono afflitti da pensieri che sembrano uscire dalla tela e giungere sino alla mente di chi ammira, creando quasi un filo invisibile che lega i due soggetti. A fare da sfondo alle figure è un ambiente confuso, a volte misterioso, spesso enigmatico che, con pennellate miste e veloci, creano un contrasto con la tranquillità e la pacatezza dei protagonisti dell’opera. Un altro fondamentale elemento è la semplicità con la quale Wenli dipinge, come se volesse dimostrare al mondo la meraviglia delle piccole cose, di ciò che può portare una felicità improvvisa. I colori sono dunque tenui, come lo stato d’animo del personaggio, dimostrando soprattutto una grande padronanza della tecnica pittorica, in cui riesce a stabilire un legame tra l’arte e la sua anima. Laureata presso la facoltà di ingegneria e architettura di Pechino (China) vent’anni fa, seguendo le sue passioni per arte e letteratura, ha lavorato come giornalista e editor per diversi anni. Nel 1998 ha iniziato a studiare Arte presso l’accademia di San Francisco laureandosi in graphic design. Dopo aver lavorato come graphic designer si dedica all’arte, diventando un’artista professionista. I suoi quadri sono stati mostrati alla Dallas LuminArte Gallery, Dallas world trade Center, Blow-Up Gallery and Plano Art Association 125 8th Annual Juried Show.


Stefania Meneghella

Serena Rainò – danzatrice

Ci sono sensazioni che la Terra non conosce; sono troppo umani i suoi pensieri, troppo umani i suoi percorsi. Non c’è via di uscita per un mondo che resta racchiuso in una scatola: si vorrebbe fuggire, volare via, diventare un’altra persona. Ci sono sensazioni che la vita vorrebbe incontrare, che il mondo vorrebbe guardare. Sono quelle sensazioni che si scorgono casualmente quando si guarda il cielo e si diventa eterni; sono tante le sensazioni, ma le più immortali, le più lucenti e limpide, accadono in punta di piedi..

.. In punta di piedi, si conosce il cielo o le stelle, quando il buio investe anime senza consapevolezze; in punta di piedi, si diventa esattamente chi si è sempre sognato di essere: colmi di sogni e sinonimi di un tempo che apparentemente termina con il suo iniziare ma che, solo dopo, si accorge essere il tempo che abbiamo desiderato: infinito, eterno, immortale. In punta di piedi… In punta di piedi, la vita è semplicemente magia, miracolo, unione tra Cielo e Terra, quelle due dimensioni che creano un nuovo mondo conosciuto solo da noi stessi; è il potere della danza classica. E’ la vita racchiusa in un istante, è l’inconscio, è lo sguardo rivolto verso orizzonti lontani, è il sorriso di chi ama e sogna, è sacrificio e lotta, è insieme di emozioni, è la danza. 

Protagonista di oggi è Serena Rainò, splendida ballerina classica il cui amore per la danza si percepisce dal mondo racchiuso nel suo sguardo: un suo mondo personale, fatto di anima e cuore, fatto di musica e passi, di pensieri e sentimenti percepibili solo in punta di piedi. Figlia d’arte, iniziata alla danza da Alfredo Rainò, studia con artisti internazionali come Ingrid Ebert del Teatro dell’Opera di Dresda, Ramona de Saa del National Ballet di Cuba, Diego Dolcini del Comunale di Firenze, Loretta Alexandrescu del Teatro Rapsodia di Bucarest, Emanuela Tagliavia, docente di Contemporaneo all’Accademia del Teatro alla Scala. Interpreta vari ruoli nel repertorio classico con l’Associazione Artistica “PROMETHEVS”.

Laureata in Scienze Psicologiche dell’intervento clinico, si qualifica in Biodanza, mentre continua la sua attività di insegnante e coreografa presso l’associazione “PROMETHEVS”. Superata la selezione, studia all’Accademia del Teatro alla Scala per specializzarsi nell’insegnamento della tecnica Classico Accademica.


Stefania Meneghella

Alessandra Valenzano – cantante

La musica è come una piuma: delicata e leggera, si posa solo sulle anime che la comprendono; non c’è vento che possa spazzare via la sua essenza, non c’è mondo che non possa vederla e, lentamente, fuggire da lei. Perché la musica vola: vola con i nostri sguardi, con i sogni che diventano desideri, con i sorrisi che si trasformano in note. La musica vola. Come una piuma.

La musica vola come una piuma.

Forse restiamo sempre un po’ in disparte, ad attendere quel momento in cui la nostra pelle diventerà luogo su cui quella piuma potrà lentamente sostare, e farci volare, e farci sentire vivi, e farci anche sognare. Forse l’unica cosa che potrà condurci a conoscere pienamente la musica è la leggerezza che portiamo nel cuore: il diventare noi stessi piuma, e volare, volare come volano farfalle in primavera. 

Si scorge questo nella musica di Alessandra Valenzano, nei suoi sogni, nella sua anima così limpida e trasparente; la sua voce è come una piuma che si posa sulle nostre anime fragili e ci conduce verso tutto ciò che è cielo. Sensibile e leggera, Alessandra trasmette le stesse sensazioni di quando, soli e insicuri, cerchiamo un Sole che possa illuminarci e, da lontano, una luce ci viene incontro donandoci l’emozione di essere chi siamo sempre stati. Giovanissima, Alessandra Valenzano ha alle spalle una serie di esperienze, tra cui il suo ingresso ad “Area Sanremo”, in cui ha potuto inserire nel suo bagaglio preziosi consigli di professionisti del calibro di Fossati, Nina Zilli, Gianna Grazzini, Dario Giovannini, Emis Killa. Ha inoltre partecipato, dopo aver incontrato casualmente il cantante Fausto Leali, al “Music Jump Festival”, presentato da Michele Cucuzza di “Uno mattina” e “La vita in diretta”.


Stefania Meneghella

Hari Lualhati – artista

Sono rimasta molto colpita, quasi sorpresa, dalla meravigliosa Arte che vi porterò a conoscere attraverso parole che esprimono silenzi e sensazioni. 

Questa che vedremo è infatti un’Arte sincera, spesso pura, a volte diretta.

Un’Arte che arriva al cuore, per poi giungere all’anima e dividerla in tante parti che vengono distribuite al pubblico. Un pubblico attento, ma anche un pubblico che sa amare.

Hari Lualhati, l’artista protagonista di questa Arte, è un’artista che sa parlare.

Parlare in un modo diverso, parlare con i silenzi che danno speranza, ma soprattutto parlare con l’amore.

Sì.. perché è proprio l’Amore il vero personaggio delle sue opere. Un Amore che si unisce alla Terra che abitiamo e al Cielo che sogniamo; un Amore che incontra la bellezza, la natura, le cose belle, le cose vere. Un’Amore puro, dunque. Amore perduto, ritrovato, desiderato.

Uomini e donne che si uniscono diventano un unico corpo; persone e animali che fanno altrettanto, proprio perché per Hari ogni essere vivente è legato all’altro da un filo invisibile che solo il buio potrà spezzare via.

Ma l’Arte di Hari è un’arte che va al di là del semplice pensare; è un’Arte che sa trasmettere emozioni vere, stati d’animo dimenticati, la luce nel cuore, il mondo nell’anima.

Guardare le sue opere fa bene a noi stessi, e ci ricorda che la felicità è sì un miraggio lontano, ma anche che quel miraggio possiamo guardarlo con occhi sempre nuovi.

E questo significa che siamo vivi.

Hari Lualhati è un’artista (pittrice, illustratrice, grafica, designer) nata nelle Filippine e laureata in Arte presso l’Università delle Filippine. Hari ha lavorato a Manila, Hong Kong, Shenzhen China e Sud Africa, dove vive attualmente. Ha ricevuto numerosi premi da differenti concorsi internazionali come l’ “ARC Staff Awards” 2016 (USA), “Arte Dinamica” 2016 (Rome), American Art Awards 2014 – primo premio (USA), The Palm Art Award Certificate of Excellence 2012 (Germania). E’ stata inoltre selezionata per la Prima Biennale di Arte di Palermo 2012, è stata inserita nella lista di Ken Bromley diArt Supplies Cover Competition 2012 (UK), ha fatto parte della Top Ten dei vincitori di Vivid Arts Network “Conscious Creation” 2012 presso l’International Fine Art Competition (New York). Si è parlato inoltre di Hari in magazine e riviste internazionali, come “Insight” Magazine per l’anno 2013 e Close to Art Magazine, un magazine francese di arte, design e architettura. E’ anche stata sulla copertina dell’International Art Magazines come Manager dell’Arte 2013. I lavori di Hari Lualhati sono stati esposti nelle Filippine, Hong Kong, Sud Africa, Italia, Germania, Armenia e Ucraina.


Stefania Meneghella

Stefano Lentini – compositore

 

Quando ho ascoltato per la prima volta le composizioni di Stefano Lentini, ho creduto di essere altrove. E’ un posto diverso, “altrove”. E’ un posto magico, fatto di miracoli o illusioni, e spesso sogni. Ci sono piccole particelle che attraversano il corpo quando la sua musica entra prima nell’anima, e poi nel cuore. Ma ci sono soprattutto viaggi, che la mente compie per rifugiarsi in quel luogo magico che altrimenti non avrebbe mai conosciuto.

Stefano Lentini è dunque, non solo compositore, ma costruttore di immagini visionarie che compaiono dinnanzi agli sguardi di chi lo ascolta. La sua musica non solo si sente, ma si tasta, si tocca come fosse un oggetto; musica sensoriale, la sua. Ma sensoriale davvero: ogni senso è dipeso dalle sue note e dalla sua capacità di rendere magia anche il silenzio.

Stefano Lentini è un compositore italiano. Ha studiato liuto rinascimentale al Conservatorio di Santa Cecilia a Aroma, insieme allo studio del piano, flauto, basso e batteria. Ha anche un diploma di alta onorificenza in Antropologia Culturale e ha studiato Etnomusicologia a Londra. Ha appena sostenuto lo Stabat Master, ed è stato nominato per due Academy Awards. Ha composto le colonna sonora per i film: Maresia (premiato al Festival des Films du Monde Montreal nel 2015), The Nest of the Turtledove, The Ballerina, Shooting Silvio, Grazing The Wall, selezionato al sessantanovesimo Festival Internazionale di Film di Venezia. I lavori di Stefano sono arrivati sia in Italia che per il mondo, includendo serie TV e film come La porta Rossa, Braccialetti Rossi 1/2/3 nominato agli Emmy Awards, El Maestro, Bakhita, Drawn for Jury Duty, e i documentari Skin Deep, Death at Dawn, Einer von Uns. Stefano è stato maestro al “Roberto Rossellini” Istituito Nazionale di Film e Televisione di Roma, Fondazione ITS Rossellini per l’istruzione superiore e al “Soundtrack Master” per l’accademia Lizard (Fiesole, Firenza”). Il suo album “Stabat Mater” (Milan Records, distribuito dalla Warner Classics/ Universal) è stato tra i 10 più scaricati di iTunes in Belgio, Italia, Francia, Hong Kong, Singapore e Taiwan. E’ stato numero uno ad Hong Kong. Stefano è rappresentato in America dall’Agenzia Gorfaine/Schwartz.


Stefania Meneghella

dr.gam – cantante,chitarrista,compositore,autore,produttore

La Musica oggi attraverserà le pagine del nostro magazine per dare spazio a qualcosa di nuovo, di unico, di mai visto in precedenza. Sarà la Musica a tracciare i confini per dei nuovi orizzonti, e a lasciare che sia lei l’unica a trasformare i sogni.

Parliamo della Musica di Andrea Gamurrini, in arte dr.gam il cui nome, come verrà spiegato meglio tra poco, rappresentano il suo cuore e la sua testa. Una ventata di aria fresca già dal suo debutto, quindi; dal suo modo di presentarsi al mondo. Sì.. perché la sua Musica permette di scoprire, appunto, nuovi mondi e farli divenire propri. Ascoltarla significa dunque darci la possibilità di essere altrove, pur restando sul nostro stesso pianeta, e farlo chiudendo gli occhi ed essere trasportati attraverso note che rappresentano un mix di generi differenti gli uni dagli altri, ma comunque accomunati da un unico progetto. Lo stile ritmato ma riflessivo coglie l’essenza del divenire, e ci conduce in viaggi sempre pronti a stupire.

Dr.gam è un’Artista a tutti gli effetti che, nella sua completezza e unicità, comunica al pubblico di essere semplicemente sé stesso, consigliando a chi ascolta di fare altrettanto, di lasciarsi trasportare dalla sua Musica costruita su basi spontanee e istintive, come una piccola anima che ha appena scoperto il mondo e necessità un’energia nuova, diversa, limpida, quell’energia che possa farla sentire per la prima volta viva. La sua Musica è dunque in grado di procurarci quell’energia lì, l’energia che cerchiamo in ogni dove, in ogni angolo di mondo.

Di origini marchigiane, dr. gam inizia all’età di cinque anni con lo studio della lingua inglese e del pianoforte per poi proseguire con la chitarra classica all’età di dieci frequentando il conservatorio “G. Rossini” di Pesaro per qualche tempo. Già in questo periodo embrionale della sua vita denota una innata creatività iniziando a scrivere brevi preludi per chitarra classica sotto l’occhio stupito dei suoi insegnanti di strumento… ma qualcosa stava già cambiando.

La curiosità, la voglia di sperimentare e di mettersi sempre in gioco iniziava a delineare la figura dell’artista mutevole ed in continuo movimento che si formerà negli anni a venire. Infatti di lì a breve comincia ad avvicinarsi ad altri generi musicali  venendo totalmente rapito dal multiforme universo sonoro anglo-americano e, giovanissimo, si stabilisce a Rimini dove inizia una serie di collaborazioni con innumerevoli musicisti italiani ed internazionali, comparendo in diversi album e compilation: (River Blues – New Life Records 2001 – Philiph Stone, Carducci 76 Vol. 3
– Betasix Records 2003 – AA.VV, Libertà e Musica vol. 2 – Arci Sana Records 2009 – AA.VV) ed intraprendendo un importante percorso live che lo porta a suonare davanti a migliaia di persone negli ormai più di 1700 concerti lungo tutta la penisola e in paesi quali Austria, Germania, Francia, Spagna e U.S.A., grazie al progetto “dr.gam” con cui realizza anche tre tour esteri, due in New England (USA) nel 2005 e nel 2008 ed uno nel Sud Europa nel 2006 a fianco del percussionista americano Steve Ferraris.

Instancabile viaggiatore, ottimizza la lingua inglese in America, in Irlanda ed in Jamaica dove approccia anche al Patwa (Jamaican English). Nel 2012, dopo un tour tutto italiano di 120 date durato due anni conseguente all’uscita dell’album live “The New medicine Show” prodotto da Vallemania Records, parte anche il suo percorso di produttore, inaugurando gli studi della “White Coal Productions”, con il clip “The New Medicine Show live tour” e contemporaneamente, sotto la guida di Velio Gualazzi (padre di Raphael Gualazzi), che lo scopre durante un live, inizia a lavorare all’album di inediti “Another Family”, che uscirà nel Novembre 2016 con distribuzione Universal Music Group. L’album “Another Family”, anticipato dal singolo “dr.gam is in da house” che raccoglie
250.000 visualizzazioni su YouTube nelle prime settimane, raccoglie consensi anche nel Regno Unito. Il disco vede la partecipazione di amici musicisti di livello sia nazionale che internazionale: da Marco Rovinelli (Samuele Bersani, Max Gazzè, Massimo Ranieri), Lino de Rosa Davern (Frenkie Hi NRG, Andrea Bocelli), Alex Magnalasche (Alessandra Amoroso, Marco Masini) al già citato percussionista americano Steve Ferraris, fino alla cantante di Broadway Mary Setrakian, già vocal coach di Nicole Kidman nel film “Moulin Rouge”… e molti altri.


Stefania Meneghella

Senhit – cantante

E’ bella la musica! E’ bella davvero, è bella quando resta l’unica cosa in cui rifugiarsi: l’unico mondo, l’unico… luogo. La musica è aria, a volte. Altre volte ossigeno.. ossigeno puro. Altre volte ancora, la musica è semplicità. E leggerezza. Esatto.. leggerezza.

Mi è rimasta questa convinzione dopo aver parlato telefonicamente con una cantante, che è prima di tutto persona. Bolognese, ma di origini eritree; musica che le scorre nelle vene e che la salva, spesso. Parlo di Senhit: una voce difficile da dimenticare, una voce che quasi insegna al mondo ad essere migliore.

Sì, perché quando mi ha detto che la musica porta quella leggerezza d’animo che ci manca, quell’allegria, quel modo di essere speciali, allora ho capito davvero.

Senhit la si conosce soprattutto quando si ascolta la sua Musica: allegra, ma intensa. La sua voce è un turbinio di emozioni che vengono trasmesse nella pelle di chi ascolta, ma emozioni forti e sincere, emozioni che forse abbiamo dimenticato. Emozioni e basta. Senza alcuna convinzione di essere diversi.

La musica di Senhit è qualcosa che resta nell’anima, come una scia di luce che scoppia all’improvviso e di cui ci rimane il ricordo di ciò che è stato. E poi… felicità. La sua musica porta felicità! Quella che ci incendia il cuore, quella che ci permette di vivere, vivere davvero.

Un mix di stili musicali che costruiscono un solo genere: il suo. La particolarità di essere lei, e basta. Senza il bisogno di cambiare, di essere diversa. E’ questa la consapevolezza che ci viene trasmessa, mentre l’ascoltiamo. Un lampante desiderio di vita, il sogno di restare sempre e comunque noi stessi.

Senhit è “La più internazionale delle artiste italiane” perché unisce le radici africane, lo stile nostrano e una vocazione musicale elettro pop che ha attratto grandi produttori inglesi, italiani e americani. Senhit esordisce nei Musical di Massimo Ranieri e della Disney on Broadway che le permettono di calcare grandi palcoscenici e viaggiare in tutto il mondo portando con sé la curiosità e l’amore per la vita, propri della terra africana. Nel 2006 rientra in Italia e dà il via alla propria carriera solista scegliendo di cantare in lingua inglese e collaborando con grandi nomi del panorama italiano da Gaetano Curreri degli Stadio a Zucchero. Intraprende un tour nei club di New York, Los Angeles, Las Vegas e San Francisco dove viene notata da Maurizio D’Aniello (scoperto da Nick Gatfield, il produttore dei Radiohead) per la sua attitude eclettica e originale. Da questo incontro nasce il singolo “Relations” con un video clip girato a Shanghai che segna un nuovo capitolo della carriera artistica della cantante. Una svolta di respiro internazionale che la porta a lavorare con busbee, autore di “Try” di P!nk e vocal coach di Shakira a The Voice of America, per il singolo “Don’t Call Me“che entra nella Top 100 di Earone. Nel 2014 con “Rock Me Up” Senhit è, per la prima volta, co-autrice insieme a produttori del livello di Steve Daly & Jon Keep (aka Tracklacers), che hanno scritto e prodotto brani per artisti quali Paul McCartney, Christina Aguilera, Lana Del Rey, P!nk, Olly Murs e One Direction, e Jamie Hartman che ha firmato, fra gli altri, i più grandi successi di Natalie Imbruglia e Marlon Roudette. Il risultato è un inno alla femminilità, un brano forte e deciso, dall’impatto immediato da cantare a tutto volume. Senhit attira la curiosità di produttori internazionali di successo, come Brian Higgins e Tony Fennell con cui ha appena registrato nuovi brani in Gran Bretagna nello studio di Higgins Xenomania. Sono nati così “Living For The Week End” (Higgins), “Went Out With A Bang” (Higgins) e “Please Stay” (Fennell), scelto quest’anno per lo spot radiofonico del 10° anniversario dalla fondazione di Save The Dogs. Il risultato di queste collaborazioni, Senhit lo sta attualmente portando in tour in Italia con #SENHITLIVE in cui esegue il suo repertorio originale, gran parte del quale ancora inedito. La direzione artistica dello show è di Maurizio D’Aniello. Dal 20 gennaio 2017 è in radio con il suo nuovo singolo “Higher”, contenente nell’album “Hey Buddy”.


Stefania Meneghella

Yiruma – musicista e compositore

L’intervista di oggi vorrei iniziarla in un modo diverso, vorrei iniziarla raccontandovi una storia. Una storia che parla di me e dei miei sogni, resi possibili grazie ai sogni di un’altra persona. Avevo 15 anni e, con un desiderio lampante di diventare scrittrice, scrissi il mio primo vero racconto. Parole nere su un foglio bianco. Non avevo idea di cosa scrivere, nemmeno di cosa avrei parlato. Solo una cosa sapevo: che ci sarei riuscita.

Lo sapete perché? Avevo solo 15 anni, e non conoscevo ancora la vita. Ma nelle mie orecchie, quel giorno, c’era qualcosa che mai avevo ascoltato prima di allora. Un pianista sudcoreano – l’avrei scoperto dopo – mi suonava prepotentemente nell’anima, entrando con le sue mani nel cuore e procurandomi sensazioni che, una ragazza di 15 anni, solitamente non prova. Ma io le avevo lì, quelle sensazioni. Le avevo tutte lì, e vi giuro che quella è stata la mia prima vera emozione! Solo più tardi, avrei scoperto il nome di quella melodia che per me era stata miracolo.

River flows in you”, una serie di note assemblate in modo accurato ma capace di scaturire tutta la magia e la bellezza del mondo. Da quel momento, quella melodia e quel pianista mi avrebbero accompagnato nel mio viaggio della scrittura, proprio come sta accadendo ora, che scrivo mentre lo ascolto.

Oggi, quel pianista è qui con noi. La musica di Yiruma – questo il suo nome – è una musica che non ha parole, la cui forza e intensità non si possono descrivere. E’ il Paradiso che discende nelle sue mani e si tramuta in note che sono quasi farfalle; la musica di Yiruma è infatti una musica che porta ali, attraverso le quali è in grado di volare nei cuori di chi ascolta e di chi avverte dentro di sé la necessità di avere forza e coraggio.

Sì… la sua musica è quasi rigenerante, terapeutica, una musica che salva, una musica che ispira. Il suo è uno stile diverso, originale, uno stile che lascia il segno, che trasforma illusioni in sogni, e sogni in realtà. Uno stile leggero, potremmo dire. Leggero, quanto dolce e delicato. Ma è anche uno stile forte e intenso.

La musica di Yiruma è fatta di contrasti, ma contrasti meravigliosi che ognuno dovrebbe conoscere. Contrasti che conducono alle sfumature dell’anima, e che sono in grado di costruire le emozioni che siamo capaci di provare. La sua è una musica che si ascolta ad occhi chiusi, quando l’unico sogno diventa sognare, ma che si ascolta anche ad occhi aperti, quando il sogno di diventare chi vogliamo essere è vivo dentro di noi. La sua è una musica che costruisce nuovi mondi, nuove dimensioni in cui potersi rifugiare; una musica che, nella sua indole fantasiosa, è comunque capace di guardare la realtà, ma una realtà che si trasforma in qualcosa di magico.

La musica di Yiruma proviene da un luogo ignoto, sconosciuto, quasi misterioso, ma atterra in un posto necessario, importante. E’ il posto in cui nasce l’amore, la bellezza, gli sguardi, la semplicità, le cose belle della vita. La definirei così la sua musica: un luogo in cui nasce l’amore. E l’amore, con le sue note nelle orecchie, diventa sempre più bello.

Yiruma è nato e cresciuto in Sud Corea ma è stato educato in Inghilterra. Ha iniziato a studiare pianoforte all’età di 5 anni. Nel 1988 si è trasferito in Inghilterra, e nel dicembre 1996 ha partecipato all’album The Musicians of Purcell della Decca Records. Si è laureato alla Purcell School di Londra nel luglio 1997, e in seguito al King’s College dell’Università di Londra nel giugno 2000. Yiruma è conosciuto in tutto il mondo e i suoi album di musica strumentale sono venduti in Asia, Europa e parte degli Stati Uniti. 


Stefania Meneghella

Prof. Loris Azzaroni – Presidente della Regia dell’Accademia Filarmonica di Bologna, sede dell’Orchestra Mozart

Tra le nuvole e il mare, tra i modi di pensare e i modi di amare, tra le cose universali e le cose relative, tra la luce e il buio, è nata la Musica. 
La Musica vera, la Musica come unico strumento con cui essere sé stesso. La Musica fatta di note che salvano, di note che vincono, semplicemente di note. 
Sono così leggere, le note, quando attraversano lo sguardo di chi è ancora in grado di ascoltare. Sono così leggere, e improvvisamente essenziali. Come se non ci fosse nessun’altra cosa al mondo capace di renderci felici, come se vivessimo in Paradisi terrestri capaci di riempirci il cuore d’amore, e di brividi, e di piccoli momenti di cui è fatta la nostra vita.
E’ un po’ questa la sensazione, quando ci si siede in teatro e si attende. Un attimo, un’emozione, una nota. Si attende in silenzio, come se quel silenzio fosse anch’esso Musica, Musica vera, come se avessimo trascorso l’intera vita ad aspettare proprio quel silenzio. Proviene dall’alto, lo sentiamo. Proviene dall’alto e discende su di noi, dolcemente, in modo tenero. Ci entra nella pelle e ci accarezza il volto, poi copre l’anima di ali con cui volare. E voliamo davvero, quando quel silenzio è dentro di noi, quando la Musica è dentro di noi. Chiudiamo gli occhi, ascoltiamo.
I battiti del cuore.
Il sorriso di chi amiamo. 
I passi che ci conducono verso felicità eterne. 
Le mani che toccano corde. 
Le mani che toccano anime. 
La Musica è lì, proprio lì, mentre si trasforma in silenzio, e poi in sogno che compare quando ad occhi chiusi cerchiamo verità improvvisamente svanite. 
La Musica sarà sempre lì, come un porto sicuro in cui rifugiarci, come la Luna che si nasconde tra le nuvole senza perdere il suo volto.

Oggi vi raccontiamo una storia, la storia di una Musica che ha avuto il potere di toccare le corde più recondite dell’animo umano, fino a diventarne completamente parte. E’ la storia della Musica prodotta per anni dalla celebre orchestra Mozart, di cui il compianto Claudio Abbado è stato direttore artistico. L’Orchestra Mozart è una realtà unica nel panorama italiano, conosciuta in Europa per l’eccellenza delle sue produzioni e dei suoi musicisti. Ha preso vita a Bologna nel 2004, grazie ad un’idea di Carlo Maria Badini e diFabio Roversi-Monaco, con l’apporto determinante della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, ed è inserita quale progetto speciale nelle programmazioni della Regia Accademia Filarmonica di Bologna, una delle più antiche istituzioni musicali europee.
Nei suoi dieci anni di attività la Mozart si è plasmata intorno al pensiero musicale di Claudio Abbado, coinvolgendo grandi solisti e prime parti di prestigiose orchestre e affiancando loro giovani talenti provenienti da ogni parte del mondo e, pur essendo proiettata verso la ribalta internazionale, ha sempre mantenuto forti e profonde radici nel territorio di nascita: la città di Bologna e il suo tessuto sociale.
Alle sue produzioni hanno partecipato solisti internazionali come Martha Argerich, Radu Lupu, Alfred Brendel, Maria João Pires, Hélène Grimaud, Alexander Lonquich, Yuja Wang, Isabelle Faust, Vadim Repin, Mario Brunello, Natalia Gutman, Enrico Dindo.
Con la Deutsche Grammophon, autorevole etichetta discografica nell’ambito della musica classica, l’Orchestra Mozart ha inciso diversi album di prestigio e il suo alto profilo l’ha portata a tenere concerti nelle più importanti sale da concerto d’Europa, prime fra tutte il Musikverein di Vienna e l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma. Ha collaborato inoltre con molte altre istuzioni come ad esempio La Scala di Milano, il Teatro San Carlo di Napoli, il Festival di Ravenna, il Lucerne Festival, il Concertgebouw di Amsterdam, il Salzburg Festival, la Salle Pleyel di Parigi, il Palais de Beaux Arts di Bruxelles e l’Alte Oper di Francoforte.
Nel 2014 l’Orchestra Mozart ha sospeso le sue attività; nel 2016, con OM Risuona, prende il via il progetto di crowdfunding per la ripresa delle attività dell’Orchestra.


Stefania Meneghella