Hari Lualhati – artista

Sono rimasta molto colpita, quasi sorpresa, dalla meravigliosa Arte che vi porterò a conoscere attraverso parole che esprimono silenzi e sensazioni. 

Questa che vedremo è infatti un’Arte sincera, spesso pura, a volte diretta.

Un’Arte che arriva al cuore, per poi giungere all’anima e dividerla in tante parti che vengono distribuite al pubblico. Un pubblico attento, ma anche un pubblico che sa amare.

Hari Lualhati, l’artista protagonista di questa Arte, è un’artista che sa parlare.

Parlare in un modo diverso, parlare con i silenzi che danno speranza, ma soprattutto parlare con l’amore.

Sì.. perché è proprio l’Amore il vero personaggio delle sue opere. Un Amore che si unisce alla Terra che abitiamo e al Cielo che sogniamo; un Amore che incontra la bellezza, la natura, le cose belle, le cose vere. Un’Amore puro, dunque. Amore perduto, ritrovato, desiderato.

Uomini e donne che si uniscono diventano un unico corpo; persone e animali che fanno altrettanto, proprio perché per Hari ogni essere vivente è legato all’altro da un filo invisibile che solo il buio potrà spezzare via.

Ma l’Arte di Hari è un’arte che va al di là del semplice pensare; è un’Arte che sa trasmettere emozioni vere, stati d’animo dimenticati, la luce nel cuore, il mondo nell’anima.

Guardare le sue opere fa bene a noi stessi, e ci ricorda che la felicità è sì un miraggio lontano, ma anche che quel miraggio possiamo guardarlo con occhi sempre nuovi.

E questo significa che siamo vivi.

Hari Lualhati è un’artista (pittrice, illustratrice, grafica, designer) nata nelle Filippine e laureata in Arte presso l’Università delle Filippine. Hari ha lavorato a Manila, Hong Kong, Shenzhen China e Sud Africa, dove vive attualmente. Ha ricevuto numerosi premi da differenti concorsi internazionali come l’ “ARC Staff Awards” 2016 (USA), “Arte Dinamica” 2016 (Rome), American Art Awards 2014 – primo premio (USA), The Palm Art Award Certificate of Excellence 2012 (Germania). E’ stata inoltre selezionata per la Prima Biennale di Arte di Palermo 2012, è stata inserita nella lista di Ken Bromley diArt Supplies Cover Competition 2012 (UK), ha fatto parte della Top Ten dei vincitori di Vivid Arts Network “Conscious Creation” 2012 presso l’International Fine Art Competition (New York). Si è parlato inoltre di Hari in magazine e riviste internazionali, come “Insight” Magazine per l’anno 2013 e Close to Art Magazine, un magazine francese di arte, design e architettura. E’ anche stata sulla copertina dell’International Art Magazines come Manager dell’Arte 2013. I lavori di Hari Lualhati sono stati esposti nelle Filippine, Hong Kong, Sud Africa, Italia, Germania, Armenia e Ucraina.


Stefania Meneghella

Stefano Lentini – compositore

 

Quando ho ascoltato per la prima volta le composizioni di Stefano Lentini, ho creduto di essere altrove. E’ un posto diverso, “altrove”. E’ un posto magico, fatto di miracoli o illusioni, e spesso sogni. Ci sono piccole particelle che attraversano il corpo quando la sua musica entra prima nell’anima, e poi nel cuore. Ma ci sono soprattutto viaggi, che la mente compie per rifugiarsi in quel luogo magico che altrimenti non avrebbe mai conosciuto.

Stefano Lentini è dunque, non solo compositore, ma costruttore di immagini visionarie che compaiono dinnanzi agli sguardi di chi lo ascolta. La sua musica non solo si sente, ma si tasta, si tocca come fosse un oggetto; musica sensoriale, la sua. Ma sensoriale davvero: ogni senso è dipeso dalle sue note e dalla sua capacità di rendere magia anche il silenzio.

Stefano Lentini è un compositore italiano. Ha studiato liuto rinascimentale al Conservatorio di Santa Cecilia a Aroma, insieme allo studio del piano, flauto, basso e batteria. Ha anche un diploma di alta onorificenza in Antropologia Culturale e ha studiato Etnomusicologia a Londra. Ha appena sostenuto lo Stabat Master, ed è stato nominato per due Academy Awards. Ha composto le colonna sonora per i film: Maresia (premiato al Festival des Films du Monde Montreal nel 2015), The Nest of the Turtledove, The Ballerina, Shooting Silvio, Grazing The Wall, selezionato al sessantanovesimo Festival Internazionale di Film di Venezia. I lavori di Stefano sono arrivati sia in Italia che per il mondo, includendo serie TV e film come La porta Rossa, Braccialetti Rossi 1/2/3 nominato agli Emmy Awards, El Maestro, Bakhita, Drawn for Jury Duty, e i documentari Skin Deep, Death at Dawn, Einer von Uns. Stefano è stato maestro al “Roberto Rossellini” Istituito Nazionale di Film e Televisione di Roma, Fondazione ITS Rossellini per l’istruzione superiore e al “Soundtrack Master” per l’accademia Lizard (Fiesole, Firenza”). Il suo album “Stabat Mater” (Milan Records, distribuito dalla Warner Classics/ Universal) è stato tra i 10 più scaricati di iTunes in Belgio, Italia, Francia, Hong Kong, Singapore e Taiwan. E’ stato numero uno ad Hong Kong. Stefano è rappresentato in America dall’Agenzia Gorfaine/Schwartz.


Stefania Meneghella

dr.gam – cantante,chitarrista,compositore,autore,produttore

La Musica oggi attraverserà le pagine del nostro magazine per dare spazio a qualcosa di nuovo, di unico, di mai visto in precedenza. Sarà la Musica a tracciare i confini per dei nuovi orizzonti, e a lasciare che sia lei l’unica a trasformare i sogni.

Parliamo della Musica di Andrea Gamurrini, in arte dr.gam il cui nome, come verrà spiegato meglio tra poco, rappresentano il suo cuore e la sua testa. Una ventata di aria fresca già dal suo debutto, quindi; dal suo modo di presentarsi al mondo. Sì.. perché la sua Musica permette di scoprire, appunto, nuovi mondi e farli divenire propri. Ascoltarla significa dunque darci la possibilità di essere altrove, pur restando sul nostro stesso pianeta, e farlo chiudendo gli occhi ed essere trasportati attraverso note che rappresentano un mix di generi differenti gli uni dagli altri, ma comunque accomunati da un unico progetto. Lo stile ritmato ma riflessivo coglie l’essenza del divenire, e ci conduce in viaggi sempre pronti a stupire.

Dr.gam è un’Artista a tutti gli effetti che, nella sua completezza e unicità, comunica al pubblico di essere semplicemente sé stesso, consigliando a chi ascolta di fare altrettanto, di lasciarsi trasportare dalla sua Musica costruita su basi spontanee e istintive, come una piccola anima che ha appena scoperto il mondo e necessità un’energia nuova, diversa, limpida, quell’energia che possa farla sentire per la prima volta viva. La sua Musica è dunque in grado di procurarci quell’energia lì, l’energia che cerchiamo in ogni dove, in ogni angolo di mondo.

Di origini marchigiane, dr. gam inizia all’età di cinque anni con lo studio della lingua inglese e del pianoforte per poi proseguire con la chitarra classica all’età di dieci frequentando il conservatorio “G. Rossini” di Pesaro per qualche tempo. Già in questo periodo embrionale della sua vita denota una innata creatività iniziando a scrivere brevi preludi per chitarra classica sotto l’occhio stupito dei suoi insegnanti di strumento… ma qualcosa stava già cambiando.

La curiosità, la voglia di sperimentare e di mettersi sempre in gioco iniziava a delineare la figura dell’artista mutevole ed in continuo movimento che si formerà negli anni a venire. Infatti di lì a breve comincia ad avvicinarsi ad altri generi musicali  venendo totalmente rapito dal multiforme universo sonoro anglo-americano e, giovanissimo, si stabilisce a Rimini dove inizia una serie di collaborazioni con innumerevoli musicisti italiani ed internazionali, comparendo in diversi album e compilation: (River Blues – New Life Records 2001 – Philiph Stone, Carducci 76 Vol. 3
– Betasix Records 2003 – AA.VV, Libertà e Musica vol. 2 – Arci Sana Records 2009 – AA.VV) ed intraprendendo un importante percorso live che lo porta a suonare davanti a migliaia di persone negli ormai più di 1700 concerti lungo tutta la penisola e in paesi quali Austria, Germania, Francia, Spagna e U.S.A., grazie al progetto “dr.gam” con cui realizza anche tre tour esteri, due in New England (USA) nel 2005 e nel 2008 ed uno nel Sud Europa nel 2006 a fianco del percussionista americano Steve Ferraris.

Instancabile viaggiatore, ottimizza la lingua inglese in America, in Irlanda ed in Jamaica dove approccia anche al Patwa (Jamaican English). Nel 2012, dopo un tour tutto italiano di 120 date durato due anni conseguente all’uscita dell’album live “The New medicine Show” prodotto da Vallemania Records, parte anche il suo percorso di produttore, inaugurando gli studi della “White Coal Productions”, con il clip “The New Medicine Show live tour” e contemporaneamente, sotto la guida di Velio Gualazzi (padre di Raphael Gualazzi), che lo scopre durante un live, inizia a lavorare all’album di inediti “Another Family”, che uscirà nel Novembre 2016 con distribuzione Universal Music Group. L’album “Another Family”, anticipato dal singolo “dr.gam is in da house” che raccoglie
250.000 visualizzazioni su YouTube nelle prime settimane, raccoglie consensi anche nel Regno Unito. Il disco vede la partecipazione di amici musicisti di livello sia nazionale che internazionale: da Marco Rovinelli (Samuele Bersani, Max Gazzè, Massimo Ranieri), Lino de Rosa Davern (Frenkie Hi NRG, Andrea Bocelli), Alex Magnalasche (Alessandra Amoroso, Marco Masini) al già citato percussionista americano Steve Ferraris, fino alla cantante di Broadway Mary Setrakian, già vocal coach di Nicole Kidman nel film “Moulin Rouge”… e molti altri.


Stefania Meneghella

Senhit – cantante

E’ bella la musica! E’ bella davvero, è bella quando resta l’unica cosa in cui rifugiarsi: l’unico mondo, l’unico… luogo. La musica è aria, a volte. Altre volte ossigeno.. ossigeno puro. Altre volte ancora, la musica è semplicità. E leggerezza. Esatto.. leggerezza.

Mi è rimasta questa convinzione dopo aver parlato telefonicamente con una cantante, che è prima di tutto persona. Bolognese, ma di origini eritree; musica che le scorre nelle vene e che la salva, spesso. Parlo di Senhit: una voce difficile da dimenticare, una voce che quasi insegna al mondo ad essere migliore.

Sì, perché quando mi ha detto che la musica porta quella leggerezza d’animo che ci manca, quell’allegria, quel modo di essere speciali, allora ho capito davvero.

Senhit la si conosce soprattutto quando si ascolta la sua Musica: allegra, ma intensa. La sua voce è un turbinio di emozioni che vengono trasmesse nella pelle di chi ascolta, ma emozioni forti e sincere, emozioni che forse abbiamo dimenticato. Emozioni e basta. Senza alcuna convinzione di essere diversi.

La musica di Senhit è qualcosa che resta nell’anima, come una scia di luce che scoppia all’improvviso e di cui ci rimane il ricordo di ciò che è stato. E poi… felicità. La sua musica porta felicità! Quella che ci incendia il cuore, quella che ci permette di vivere, vivere davvero.

Un mix di stili musicali che costruiscono un solo genere: il suo. La particolarità di essere lei, e basta. Senza il bisogno di cambiare, di essere diversa. E’ questa la consapevolezza che ci viene trasmessa, mentre l’ascoltiamo. Un lampante desiderio di vita, il sogno di restare sempre e comunque noi stessi.

Senhit è “La più internazionale delle artiste italiane” perché unisce le radici africane, lo stile nostrano e una vocazione musicale elettro pop che ha attratto grandi produttori inglesi, italiani e americani. Senhit esordisce nei Musical di Massimo Ranieri e della Disney on Broadway che le permettono di calcare grandi palcoscenici e viaggiare in tutto il mondo portando con sé la curiosità e l’amore per la vita, propri della terra africana. Nel 2006 rientra in Italia e dà il via alla propria carriera solista scegliendo di cantare in lingua inglese e collaborando con grandi nomi del panorama italiano da Gaetano Curreri degli Stadio a Zucchero. Intraprende un tour nei club di New York, Los Angeles, Las Vegas e San Francisco dove viene notata da Maurizio D’Aniello (scoperto da Nick Gatfield, il produttore dei Radiohead) per la sua attitude eclettica e originale. Da questo incontro nasce il singolo “Relations” con un video clip girato a Shanghai che segna un nuovo capitolo della carriera artistica della cantante. Una svolta di respiro internazionale che la porta a lavorare con busbee, autore di “Try” di P!nk e vocal coach di Shakira a The Voice of America, per il singolo “Don’t Call Me“che entra nella Top 100 di Earone. Nel 2014 con “Rock Me Up” Senhit è, per la prima volta, co-autrice insieme a produttori del livello di Steve Daly & Jon Keep (aka Tracklacers), che hanno scritto e prodotto brani per artisti quali Paul McCartney, Christina Aguilera, Lana Del Rey, P!nk, Olly Murs e One Direction, e Jamie Hartman che ha firmato, fra gli altri, i più grandi successi di Natalie Imbruglia e Marlon Roudette. Il risultato è un inno alla femminilità, un brano forte e deciso, dall’impatto immediato da cantare a tutto volume. Senhit attira la curiosità di produttori internazionali di successo, come Brian Higgins e Tony Fennell con cui ha appena registrato nuovi brani in Gran Bretagna nello studio di Higgins Xenomania. Sono nati così “Living For The Week End” (Higgins), “Went Out With A Bang” (Higgins) e “Please Stay” (Fennell), scelto quest’anno per lo spot radiofonico del 10° anniversario dalla fondazione di Save The Dogs. Il risultato di queste collaborazioni, Senhit lo sta attualmente portando in tour in Italia con #SENHITLIVE in cui esegue il suo repertorio originale, gran parte del quale ancora inedito. La direzione artistica dello show è di Maurizio D’Aniello. Dal 20 gennaio 2017 è in radio con il suo nuovo singolo “Higher”, contenente nell’album “Hey Buddy”.


Stefania Meneghella

Yiruma – musicista e compositore

L’intervista di oggi vorrei iniziarla in un modo diverso, vorrei iniziarla raccontandovi una storia. Una storia che parla di me e dei miei sogni, resi possibili grazie ai sogni di un’altra persona. Avevo 15 anni e, con un desiderio lampante di diventare scrittrice, scrissi il mio primo vero racconto. Parole nere su un foglio bianco. Non avevo idea di cosa scrivere, nemmeno di cosa avrei parlato. Solo una cosa sapevo: che ci sarei riuscita.

Lo sapete perché? Avevo solo 15 anni, e non conoscevo ancora la vita. Ma nelle mie orecchie, quel giorno, c’era qualcosa che mai avevo ascoltato prima di allora. Un pianista sudcoreano – l’avrei scoperto dopo – mi suonava prepotentemente nell’anima, entrando con le sue mani nel cuore e procurandomi sensazioni che, una ragazza di 15 anni, solitamente non prova. Ma io le avevo lì, quelle sensazioni. Le avevo tutte lì, e vi giuro che quella è stata la mia prima vera emozione! Solo più tardi, avrei scoperto il nome di quella melodia che per me era stata miracolo.

River flows in you”, una serie di note assemblate in modo accurato ma capace di scaturire tutta la magia e la bellezza del mondo. Da quel momento, quella melodia e quel pianista mi avrebbero accompagnato nel mio viaggio della scrittura, proprio come sta accadendo ora, che scrivo mentre lo ascolto.

Oggi, quel pianista è qui con noi. La musica di Yiruma – questo il suo nome – è una musica che non ha parole, la cui forza e intensità non si possono descrivere. E’ il Paradiso che discende nelle sue mani e si tramuta in note che sono quasi farfalle; la musica di Yiruma è infatti una musica che porta ali, attraverso le quali è in grado di volare nei cuori di chi ascolta e di chi avverte dentro di sé la necessità di avere forza e coraggio.

Sì… la sua musica è quasi rigenerante, terapeutica, una musica che salva, una musica che ispira. Il suo è uno stile diverso, originale, uno stile che lascia il segno, che trasforma illusioni in sogni, e sogni in realtà. Uno stile leggero, potremmo dire. Leggero, quanto dolce e delicato. Ma è anche uno stile forte e intenso.

La musica di Yiruma è fatta di contrasti, ma contrasti meravigliosi che ognuno dovrebbe conoscere. Contrasti che conducono alle sfumature dell’anima, e che sono in grado di costruire le emozioni che siamo capaci di provare. La sua è una musica che si ascolta ad occhi chiusi, quando l’unico sogno diventa sognare, ma che si ascolta anche ad occhi aperti, quando il sogno di diventare chi vogliamo essere è vivo dentro di noi. La sua è una musica che costruisce nuovi mondi, nuove dimensioni in cui potersi rifugiare; una musica che, nella sua indole fantasiosa, è comunque capace di guardare la realtà, ma una realtà che si trasforma in qualcosa di magico.

La musica di Yiruma proviene da un luogo ignoto, sconosciuto, quasi misterioso, ma atterra in un posto necessario, importante. E’ il posto in cui nasce l’amore, la bellezza, gli sguardi, la semplicità, le cose belle della vita. La definirei così la sua musica: un luogo in cui nasce l’amore. E l’amore, con le sue note nelle orecchie, diventa sempre più bello.

Yiruma è nato e cresciuto in Sud Corea ma è stato educato in Inghilterra. Ha iniziato a studiare pianoforte all’età di 5 anni. Nel 1988 si è trasferito in Inghilterra, e nel dicembre 1996 ha partecipato all’album The Musicians of Purcell della Decca Records. Si è laureato alla Purcell School di Londra nel luglio 1997, e in seguito al King’s College dell’Università di Londra nel giugno 2000. Yiruma è conosciuto in tutto il mondo e i suoi album di musica strumentale sono venduti in Asia, Europa e parte degli Stati Uniti. 


Stefania Meneghella

Prof. Loris Azzaroni – Presidente della Regia dell’Accademia Filarmonica di Bologna, sede dell’Orchestra Mozart

Tra le nuvole e il mare, tra i modi di pensare e i modi di amare, tra le cose universali e le cose relative, tra la luce e il buio, è nata la Musica. 
La Musica vera, la Musica come unico strumento con cui essere sé stesso. La Musica fatta di note che salvano, di note che vincono, semplicemente di note. 
Sono così leggere, le note, quando attraversano lo sguardo di chi è ancora in grado di ascoltare. Sono così leggere, e improvvisamente essenziali. Come se non ci fosse nessun’altra cosa al mondo capace di renderci felici, come se vivessimo in Paradisi terrestri capaci di riempirci il cuore d’amore, e di brividi, e di piccoli momenti di cui è fatta la nostra vita.
E’ un po’ questa la sensazione, quando ci si siede in teatro e si attende. Un attimo, un’emozione, una nota. Si attende in silenzio, come se quel silenzio fosse anch’esso Musica, Musica vera, come se avessimo trascorso l’intera vita ad aspettare proprio quel silenzio. Proviene dall’alto, lo sentiamo. Proviene dall’alto e discende su di noi, dolcemente, in modo tenero. Ci entra nella pelle e ci accarezza il volto, poi copre l’anima di ali con cui volare. E voliamo davvero, quando quel silenzio è dentro di noi, quando la Musica è dentro di noi. Chiudiamo gli occhi, ascoltiamo.
I battiti del cuore.
Il sorriso di chi amiamo. 
I passi che ci conducono verso felicità eterne. 
Le mani che toccano corde. 
Le mani che toccano anime. 
La Musica è lì, proprio lì, mentre si trasforma in silenzio, e poi in sogno che compare quando ad occhi chiusi cerchiamo verità improvvisamente svanite. 
La Musica sarà sempre lì, come un porto sicuro in cui rifugiarci, come la Luna che si nasconde tra le nuvole senza perdere il suo volto.

Oggi vi raccontiamo una storia, la storia di una Musica che ha avuto il potere di toccare le corde più recondite dell’animo umano, fino a diventarne completamente parte. E’ la storia della Musica prodotta per anni dalla celebre orchestra Mozart, di cui il compianto Claudio Abbado è stato direttore artistico. L’Orchestra Mozart è una realtà unica nel panorama italiano, conosciuta in Europa per l’eccellenza delle sue produzioni e dei suoi musicisti. Ha preso vita a Bologna nel 2004, grazie ad un’idea di Carlo Maria Badini e diFabio Roversi-Monaco, con l’apporto determinante della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, ed è inserita quale progetto speciale nelle programmazioni della Regia Accademia Filarmonica di Bologna, una delle più antiche istituzioni musicali europee.
Nei suoi dieci anni di attività la Mozart si è plasmata intorno al pensiero musicale di Claudio Abbado, coinvolgendo grandi solisti e prime parti di prestigiose orchestre e affiancando loro giovani talenti provenienti da ogni parte del mondo e, pur essendo proiettata verso la ribalta internazionale, ha sempre mantenuto forti e profonde radici nel territorio di nascita: la città di Bologna e il suo tessuto sociale.
Alle sue produzioni hanno partecipato solisti internazionali come Martha Argerich, Radu Lupu, Alfred Brendel, Maria João Pires, Hélène Grimaud, Alexander Lonquich, Yuja Wang, Isabelle Faust, Vadim Repin, Mario Brunello, Natalia Gutman, Enrico Dindo.
Con la Deutsche Grammophon, autorevole etichetta discografica nell’ambito della musica classica, l’Orchestra Mozart ha inciso diversi album di prestigio e il suo alto profilo l’ha portata a tenere concerti nelle più importanti sale da concerto d’Europa, prime fra tutte il Musikverein di Vienna e l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma. Ha collaborato inoltre con molte altre istuzioni come ad esempio La Scala di Milano, il Teatro San Carlo di Napoli, il Festival di Ravenna, il Lucerne Festival, il Concertgebouw di Amsterdam, il Salzburg Festival, la Salle Pleyel di Parigi, il Palais de Beaux Arts di Bruxelles e l’Alte Oper di Francoforte.
Nel 2014 l’Orchestra Mozart ha sospeso le sue attività; nel 2016, con OM Risuona, prende il via il progetto di crowdfunding per la ripresa delle attività dell’Orchestra.


Stefania Meneghella

Fabrizio De Blasio – fotografo

L’universo è fatto di tante cose: di bellezza, meraviglia, di cieli distanti ma che appaiono vicini, di amori vicini ma che sono lontani, di destini. 
Sono tante le sfaccettature del mondo, tante le ombre, tante le luci, tante le persone.
Ma… più di tutto, più di tutti i mondi che incontriamo, più di tutti i sogni che intendiamo realizzare, c’è qualcosa di cui è veramente fatto l’universo, qualcosa che non ha inizio né fine, qualcosa che non ha limiti, ma che contiene in sé l’amore: lo sguardo. 
Lo sguardo è l’anima incorporata in ciò che pensiamo, in ciò che speriamo; lo sguardo è magia e miracolo assieme. Lo sguardo è tutto; è veramente tutto.

Sono fatte di questo le fotografie di Fabrizio De BlasioSono fatte di sguardi.

Per lo spettatore, ammirarle significa un po’ desiderare di allungare la propria mano e raggiungere quei soggetti, che non sono soggetti in solitudine, come potrebbe apparire. Sono soggetti in cerca di verità e di speranza, sono soggetti che chiedono aiuto. Con i loro sguardi, loro chiedono aiuto.
In particolare, la raffigurazione dei bambini abitanti in luoghi messi in pericolo va a rappresentare l’essenza delle anime: l’anima del fotografo, dei soggetti, del pubblico. Tre anime distanti tra di loro ma che costruiscono una sola dimensione: un mondo diverso, separato dalla superficialità della quotidianità, separato da ciò che diventa urgente, per dare spazio al silenzio insito negli occhi, al bisogno di cercarsi, al bisogno di salvarsi. Al bisogno di colore, che si riflette nella necessità del fotografo di fotografare in bianco e nero, come per definire una condizione di sofferenza, in cui la speranza è filtrata solo negli occhi.
Solo nello sguardo, si intravede una piccola sfumatura di colore, una luce destinata a diventare sorriso.

Fabrizio De Blasio nasce a Roma e si appassiona fin da adolescente alla fotografia. Terminati gli studi superiori, espleta gli obblighi di leva come fotografo militare. Conclusa questa esperienza, comincia a lavorare come assistente presso lo “Studio33”, nota struttura a noleggio della capitale, dove ha la possibilità di collaborare con alcuni tra i più famosi fotografi italiani e stranieri. Nel giro di pochi anni, comincia a realizzare i primi lavori personali e riceve i primi incarichi da magazines e agenzie pubblicitarie. Attualmente il suo ambito lavorativo spazia dalla ritrattistica per testate di livello nazionale ed internazionale, alle campagne pubblicitarie, con saltuarie incursioni in ambito moda, reportage sociale, ritratti di attori e personaggi dello spettacoli, foto di scena, promozione di fiction e programmi tv Rai, Mediaset, Sky e La7 e nella regia di video musicali e spot pubblicitari. Le sue immagini sono state pubblicate da: Corriere della sera Magazine, Donna Moderna, L’espresso, F, Gente, Oggi, Natural Style, Panorama, Glamour, Io Donna, Sette, Marie Claire, Panorama, Tv Sorrisi e Canzoni, Vanity Fair e tanti altri…


Stefania Meneghella

Giorgio Vanni – cantautore

Oggi a parlare è la parte più nascosta dentro di noi, la parte che spesso preferiamo celare ma che a volte diventa quasi la protagonista di ciò che siamo: è la parte dei ricordi, di quando da bambini rincorrevamo sogni e, con lo sguardo rivolto a un futuro che non ci faceva paura, correvamo. Così forte da dividere in due l’aria, così forte da dividere in due il tempo.

Oggi a parlare è il bambino che è dentro di noi da sempre.

Quel bambino che, incantato dinnanzi la tv, si soffermava a guardare storie, a sperare momenti, e a sorridere, a ridere di quelle magie che credeva possibili. Quante realtà irreali incontrate, quanti momenti impossibili sognati! Tanti, troppi!

Per questo, oggi a parlare è quel bambino che era dentro quelle storie a lui così care e importanti. I cosiddetti “cartoni animati” sono, per il bambino che è dentro di noi, quasi una reliquia, una sfera di cristallo da conservare sempre, anche quando il tempo traccia le curve per una nuova esistenza, anche quando il miracolo di essere giovani sembra sbiadirsi per strada, anche quando la realtà viene trasformata dal bisogno di sopravvivere.

Il bambino che è dentro di noi perciò ha espresso un desiderio, oggi. Il desiderio di dare voce a quella voce che ascoltava quando, seduto sul divano alla ricerca di risposte, guardava la tv e le vedeva. Le vedeva lì; allora rideva.

Erano così tante le voci che quasi si confondevano i pensieri, ma oggi ne abbiamo incontrata una in particolare. Una voce che è quasi indelebile nella memoria dei bambini che sono dentro di noi, bambini che, oggi ragazzi o forse già uomini, continuano a cantarla e sentirla quando il tempo si ferma per un istante per poi ripartire.


La voce da noi incontrata è quella di Giorgio Vanni, cantautore e musicista, divenuto celebre in particolare per aver interpretato splendidamente centinaia di sigle dei più celebri cartoni animati, impressi ancora oggi nella memoria nel bambino che è in noi.
Nel mondo della musica il suo nome gira da molti anni ed esattamente dal 1979, quando insieme a Paolo Costa e Claudio D’Onofrio ha dato vita al gruppo pop-rock Tomato. Nel 1982 vennero notati da Roberto Colombo, con cui producono il disco “The island of the sun” sotto lo pseudonimo “Iudy” che diventa subito uno dei brani più ballati in discoteca e trasmessi dalle stazioni radio; lavorano all’album Bandido di Miguel Bosè, poi con Den Harrow, Taffy e Ivan. Nel 1985 incidono finalmente il loro primo singolo: Tam Tam, con l’ex batterista dei Simple Minds, Mike Ogletree. Nel 1987 Giorgio Vanni scrive Lay down on me, pezzo di punta dell’album XXX di Miguel Bosè. Passano altri quattro anni prima che la band riesca a trovare una casa discografica che creda appieno nella sua musica, che è un miscuglio di pop inglese, musica black americana e melodie italiane. Nel 1991, dopo aver lavorato con artisti del calibro di Mango, Eugenio Finardi, Fabrizio De André, Roberto Vecchioni, Pierangelo Bertoli, Tazenda, Giorgio Vanni e i suoi pubblicano il loro primo album Tomato, prodotto da Mauro Paoluzzi e Angelo Carrara. Nel 1992 partecipano al Festival di Sanremo con il brano Sai cosa sento per te. Nel 1994 esce il suo primo album da solista, Grande cuore. Tappa molto importante della sua vita artistica è stato l’incontro con l’arrangiatore Max Longhi: assieme nel 1996 iniziano a dedicarsi a prodotti musicali televisivi (ad esempio Generazione X su Italia 1) e pubblicitari. Curano gli arrangiamenti di molte campagne pubblicitarie tra le quali ricordiamo: Always Coca Cola, i jingle della campagna Dietorelle, Q8, Brooklyn: utilissime esperienze professionali. Nel frattempo scrivono “Buone verità” per Laura Pausini, incisa nell’album “La mia risposta”. Altro incontro importante è quello con Alessandra Valeri Manera che dà loro molta fiducia e li incarica di fare alcune sigle per cartoni animati. La prima sigla di Giorgio e Max è Superman. Seguono poi tante altre sigle tra le quali ricordiamo L’incredibile Hulk, Rossana che ha cantato insieme a Cristina D’Avena, la trilogia di Dragon Ball, Pokémon, Yu-Gi-Oh!, Naruto, One Piece, Gundam Wing, Lucky Luke, I cavalieri dello zodiaco, Detective Conan, Keroro, Lupin III (la nuova sigla Hallo Lupin per le repliche della prima serie e i film), Diabolik, Holly & Benji forever, e ha cominciato a cantare dal 1998 affiancando così dal 2000 Cristina D’Avena.


Stefania Meneghella

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Sabrina Brazzo – Etoile internazionale

Gli occhi mirano sempre verso orizzonti lontani o verso cieli distanti o verso luoghi irraggiungibili; il nostro cuore urla spesso posti che desideriamo ma che sono difficili da visitare, perché fatti di ali che non possediamo o di momenti che non viviamo. 
Costretti a camminare a testa bassa, ad occhi aperti. 
Spesso.
A volte, però, ci sono eccezioni che fanno di noi esattamente le persone che vogliamo diventare, ci sono gesti su cui si fonda la vita che diventano lentamente attimi da raggiungere in qualsiasi momento, in qualsiasi parte della giornata. 
Queste eccezioni prendono il nome di danza classica. 
Non è semplice arte. Non è nemmeno semplice sogno. La danza classica è vita, è magia, è miracolo, è l’unico modo che abbiamo per raggiungere orizzonti lontani, cieli distanti, luoghi irraggiungibili. La danza classica è volo.

Oggi è con noi perciò una danzatrice che vola, che trasforma il palco in cielo e i passi in nubi. Sabrina Brazzo – questo il suo nome – ha questo potere: il potere di volare attraverso la danza e di trasportare il pubblico in una dimensione diversa, un mondo estraneo alla nostra quotidianità, un mondo percepibile solo dal cuore e dall’anima, luoghi che lo spettatore ritrova sul palcoscenico quando un angelo trasformato in donna compie passi e li tramuta in eternità. Vivendo ad occhi chiusi e sognando ad occhi aperti, ogni movimento è leggiadro, ogni gesto diventa divino, e persino lo sguardo assume il significato dell’esistenza: volare restando con i piedi per terra.

Nata a Portogruaro e vissuta a Venezia, Sabrina Brazzo si diploma alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala dove viene nominata Prima Ballerina nel 2001, dopo la sua interpretazione nel ruolo di Giselle di Sylvie Guillem. Da lì, ha interpretato i ruoli principali dei titoli più celebri del repertorio classico e moderno di grandi coreografi e ha danzato sui palcoscenici dei teatri più prestigiosi del mondo, tra cui l’Operà Garnier di Parigi, Convent Garden di Londra, Bunka Kaikan e NHK di Tokyo, Met di New York, Bol’soj di Mosca, Marjinskj di San Pietroburgo, Theatro Municipal di Rio de Janeiro. Nel maggio 2012, insieme al ballerino Andrea Volpintesta, forma la Jas Art Ballet, nuova compagnia di danza. Sono innumerevoli le sue esperienze, tra cui le collaborazioni con Carla Fracci, Simona Atzori e Roberto Bolle e la partecipazione ai videoclip musicali di Malika Ayane, Giovanni Allevi e Vasco Rossi. Nel settembre 2015 è inoltre Special Guest all’apertura del XX Festival Internazionale del balletto a Miami (USA), dove interpreta la “Morte del Cigno” per la Ode alla Danza e il passo a due del Cigno Bianco da “Il Lago dei Cigni”. Tra i premi e riconoscimenti vi sono invece il Premio Positano, il Premio Atzori, il Premio Rotary International Paul Harris Fellow, Premio Donne Eccellenti, Premio G.A.R. Bellini e, nel 2013, l’encomio YouManRight per il sostegno e il contributo culturale a favore dei Diritti Umani Universali ONU.


Stefania Meneghella

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Dario Faini – compositore

E’ la meraviglia che ci rende ancora vivi: la meraviglia nelle cose che vediamo, nelle cose che ascoltiamo.

Nelle note.. nella bellezza delle note, e nei viaggi che si compiono per ritornare sé stessi.

Oggi vi invitiamo a compiere un viaggio, un viaggio nella memoria, nel vostro inconscio, nel vostro io più profondo. E’ un viaggio che vi aiuterà a crescere e che vi darà tanto… Tanto, come ciò che custodite nel cuore. Tanto, come ciò che desiderate esprimere. Tanto, come i sentimenti verso quell’unica persona che vi fa stare bene.

Tanto.

C’è solo un modo per compiere questo viaggio, oggi. Chiudere gli occhi e ascoltare. C’è solo una musica che vi farà viaggiare, oggi. Ed è questa qui.


Dardust – Birth

Vi invitiamo a premere Play e lasciarvi andare.

Sono tanti i passi che sta compiendo la vostra anima, tanti i ricordi che state incontrando, tante le persone che vorreste rivedere. Tanti, come i modi che avete per diventare speciali. Tanti, come gli specchi che conservate in casa e nell’anima. Tanti, come i momenti che avete vissuto. Sorrisi, sguardi, carezze, abbracci, voglia di ricominciare. E ancora, sogni, speranze, pianti, rinunce, paure… non potete! Allora.. rialzarsi da terra e tornare a vivere, musica che suona, il potere delle note, la vita che scorre. Come fiumi, i momenti. Vita che va e ritorna, siete voi. Siete forti.

Ad occhi chiusi, la musica continua, la musica vi salva. La musica vi ha sempre salvato. E lo sta facendo anche ora; anche ora che queste note scorrono come gli attimi. Ad occhi chiusi, la vita si trasforma. I passi vanno all’indietro, il Sole tramonta e poi risorge, il vento soffia sugli occhi, le foglie si levano al cielo fino a raggiungere le chiome, amarsi prima di incontrarsi, abbracciarsi prima di sfiorarsi. Vita che scorre, tempo che fugge.

Siete voi, siete forti.

Un pianto vi bagna il viso, delicato e puro. Nella culla, guardate per la prima volta il mondo. Non sapete, non conoscete la bellezza nelle cose, la bellezza nelle note. Ma la musica è lì, colonna sonora dell’anima e della vita stessa.

Viaggio nella meraviglia, viaggio in ciò che avete di prezioso, viaggio nel vostro sguardo.

Aprite gli occhi: musica. Iniziate a correre, il Sole sorge e poi tramonta, il vento vi spinge verso l’infinito, le foglie cadono, amori sbocciati, abbracci voluti. Tempo che fugge, vita che scorre.

Viaggio, viaggio nel tempo, viaggio negli attimi.


Viaggio nella musica di Dardust.
Benvenuti, dunque, in nuovo modo di fare musica, un modo tutto speciale di compiere viaggi nell’anima e nei ricordi di ognuno. Benvenuti nella loro spiccata originalità e determinazione, nell’essenza, nella meraviglia, nella bellezza.

Dardust è il primo progetto italiano di musica strumentale capace di unire il mondo pianistico minimalista all’attuale immaginario elettronico di matrice nord europea. Dario Faini, suo ideatore, pianista e compositore, parte dalla scrittura di temi minimalisti, impreziosendoli con la tessitura di soundscape creati dal trio d’archi di Carmelo Emanuele Patti, Simone Sitta e Simone Giorgini e con il producer e polistrumentista Vanni Casagrande. “7” è il primo capitolo della trilogia discografica: 7 brani strumenti scritti in 7 giorni e prodotti in 7 mesi, in uscita nel 2015 per l’etichetta torinese INRI, in collaborazione con Universal Music Publishing Ricordi.

Non c’è altro da dire: solo continuare a chiudere gli occhi e ascoltare. Ascoltare ciò che sono in grado di esprimere, ciò che la loro musica è in grado di fare.


Stefania Meneghella

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